Cookies' Blog

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domenica 30 giugno 2024

PROIETTATI ALTROVE IN UN VIAGGIO VIRTUALE E REALE


Nel reparto profumeria di una farmacia traccio sulla mano una striscia di colore azzurro metallizzato con una matita-ombretto che ho scelto e un'altra di colore rosa metallizzato. Tengo in mano le due matite-ombretto incapace di scegliere e nel frattempo mi passano avanti due o tre persone. La profumeria-farmacia chiude e mi sono rimaste in mano le due matite che metto in tasca.

Un ultimo cliente, arrivato in ritardo, bussa con forza alla porta e suona il campanello, ma nessuno risponde.

Torno la mattina seguente. 

Una commessa mi fa provare una matita-ombretto di colore verde brillante metallizzato.

“Ma è del colore della mia maglia! “, ma non so prendere una decisione. Una seconda commessa, la proprietaria questa volta, mi mostra il medesimo ombretto verde col medesimo risultato da parte mia: stesso colore, stessa maglia verde e non so scegliere, mentre tengo nella tasca destra le due matite del giorno precedente, le tengo strette strette nella mano.

Faccio tardi a lavoro e mi scuso col primo collega che trovo. 

Varco la porta d'ingresso del mio ufficio  e vedo tre colleghi seduti alle loro postazioni, una delle quali è la mia, seduti con le spalle rivolte alla parete in fondo alla stanza che guarda la porta d'ingresso, intenti ad osservare qualcosa sul computer di mezzo, il mio.

Quello che era seduto alla mia postazione si alza per farmi posto. Mi siedo ma non capisco la situazione. Sono in diretta-video con qualcuno straniero. Dicono che ora è tornata quella che parla inglese e posso continuare io il lavoro di traduzione simultanea che aveva portato avanti un collega che se n'è appena andato.

Seguo un po’ la vicenda con difficoltà non riuscendo a passare dall'ascolto alla traduzione dall’inglese all’italiano, quindi rimango in ascolto senza riuscire a parlare anche se capisco cosa stia dicendo la persona dietro lo schermo. Non riesco a memorizzare fiumi di parole e trasferirle agli altri senza perdere frasi e discorsi mentre sto parlando.

Comunque la cosa sta così: una donna araba al di là dello schermo chiede conferma della mia identità, pronuncia il mo cognome, al che sono un po’ titubante a rivelarmi, ma poi le do conferma.

Un gruppo di arabi oltre lo schermo dichiara guerra all’occidente perché non rispettoso dell’ambiente e del pianeta.

Non so come, ma io e i miei colleghi, mentre siamo in diretta video  ci ritroviamo all’improvviso proiettati sulla strada polverosa  di un paesaggio arabo dalla vegetazione rigogliosa, a bordo di una macchina furgoncino a sette o otto posti. Su entrambi i lati, olivi e fichi d’India costeggiano i tornanti in salita di una strada assolata.

Mi muovo dirigendo lo sguardo, incredula, a destra, a sinistra, avanti e sul lunotto posteriore.

“Ma non sarà che ci hanno caricato su un aereo a nostra insaputa e trascinato qui? È così reale” rifletto ad alta voce rispecchiando il pensiero degli altri passeggeri.

Arrivati a destinazione, scendiamo dall'auto che ci ha condotto a una casa, una casa semplice che si affaccia su un cortile. Costeggiamo un muro alla nostra destra che tocchiamo per sincerarci della concretezza di questa nostra esperienza. Oltrepassiamo due porte chiuse da persiane verdi scolorite e scorticate dietro le quali udiamo uno scroscio d'acqua di qualcuno che si sta facendo una doccia. Sicuramente è il marito della donna che ci accoglie, seduta su un masso all'angolo esterno di un rettangolo di erba verde, la cui morfologia ricorda la parte centrale di un chiostro. La donna seduta sul masso che guarda verso le due persiane a confine con lo stretto patio, cosparso di vasi di coccio allineati tra il muro e il rettangolo verde,  non si alza ma ci accoglie con uno sguardo sereno e un mezzo sorriso. 

Nella mia impacciataggine travolgo e rovescio due vasi. Mi scuso e rimetto alla bell'e meglio le due piantine acquatiche all'interno dei rispettivi vasi senza troppi danni. Poi alzo  lo sguardo piena di meraviglia nello scorgere sul lato opposto una parete di pietra naturale di colore azzurro.


‘©️ Marzia Pasticcini

Lunedì 1 luglio 2024

mercoledì 8 maggio 2024

Il palazzo di porcellana




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A lavoro seduta alla mia postazione non ho ancora acceso il computer -- un monitor grande collegato ad un portatile piccolo da 10 pollici, ecco che il mio dirigente alla mia sinistra mi sta dettando qualcosa, innervosita, e presa dall'ansia, sto cercando di accendere e trovare una pagina vuota pestando con forza sulla tastiera.

Impaziente e ansioso a sua volta anche il mio dirigente ci rinuncia e se ne va smontandomi la postazione e portandosi via il monitor grande.

Non riuscendo più a lavorare dato che lo schermo del mini portatile è troppo piccolo per la mia vista, smetto di lavorare e decido di andare a dirgliene quattro prima che se ne vada e inizi la conferenza.

Esco in strada, in un viale dove sorge la sede staccata del mio ufficio, un palazzo a più piani sul lato sinistro della strada.

Attraverso la porta di ingresso. Non ci sono mai stata, è la prima volta che ci metto piede. So che ci lavora, in un ufficio all'ultimo piano, una mia collega, ritenuta a detta di tutti la migliore, bravissima sul lavoro.

Varcata la soglia, mi guardo attorno piena di meraviglia. Le pareti interne del palazzo non sono bianche, ma colorate di blu e azzurro a fantasia su sfondo bianco, con smerli e decorazioni tipiche dei serviti da tè e caffè di porcellana. 

Cerco l'ascensore per salire all'ultimo piano, ma non riesco a individuarlo, perché non c'è soluzione di continuità tra pareti e porte. Le decorazioni blu di porcellana rendono tutto uguale e omogeneo. D'istinto mi dirigo in fondo al lungo corridoio e, dopo tanto guardare e scrutare, riesco a intravedere il pulsante dell'ascensore mimetizzato nella fantasia decorativa.

Voglio beccarlo prima dell'inizio della conferenza, rimugino tra me, ripromettendomi di non rientrare in ufficio e trattenermi lì fino alle 17:00, quando le porte dell'ascensore si spalancano sull'ampio disimpegno di fronte alla sala conferenze dove su un tavolo e su un cavalletto sono disposti alcuni pieghevoli e un manifesto di colore rosso sul cui sfondo è stilizzato in bianco la silhouette di un maiale. È una conferenza rivolta a cacciatori e ristoratori.

Entro nella sala già piena, i partecipanti indossano tutti la medesima divisa: una maglietta bianca e un grembiule rosso con sopra riportata in bianco  la medesima silhouette  del maiale dei pieghevoli e del manifesto.

Sono tutti seduti su poltroncine rosse. Purtroppo la conferenza è già iniziata quando metto piede nella sala, ma è rimasta una poltroncina vuota.

Avanzo di un passo, il mio dirigente seduto dietro il bancone dei relatori mi vede. Prendo posto e mi siedo e lui dà dietro il bancone mi fa un cenno di assenza con la testa, come segno che ha capito.

©️ Marzia Pasticcini

Sogno della settimana 29 aprile-5 maggio 2024 e trascritto dalla memoria oggi, mercoledì 8 maggio 2024

mercoledì 1 maggio 2024

COLLEGHI, COLLEGHE e PROFUMI


In pausa pranzo con alcuni colleghi  e colleghe stiamo scendendo dal treno. Mi devo essere distratta un attimo, perché voltandomi non li vedo più, sono scomparsi. Non so neppure In quale ristorante siano andati tutti quanti.

Cerco un appoggio e tiro fuori dalla borsa il cellulare e cerco di ricordarmi invano qualche numero di cellulare.Ricordo a malapena solo qualche numero di telefono fisso dell'ufficio. 

In un'altra scena al rientro dalla pausa pranzo vedo che tre quattro colleghi se ne vanno via in macchina con un vecchio nostro dirigente, io rimango lì in piedi davanti al portone senza borsa senza chiavi dell'ufficio non so niente, né dove siano diretti, né per che cosa.

In un'altra scena da sopra la ringhiera di una mansarda alcuni Editori ci passano alcune pubblicazioni come regalo, sono cataloghi e libri d'arte di alcuni artisti contemporanei emergenti. Sfoglio alcune pagine per vedere se ce ne sia qualcuno che conosco, ma non ne trovo nessuno.

C'è anche un'esposizione: in un angolo sono esposti alcuni profumi realizzati in boccette artistiche quasi figure di donna accanto alle loro scatolette.

Ne stappo uno per sentirne l'aroma direttamente dalla boccetta e sulla pelle della mano sinistra. Passo oltre e ne stampo un'altra che ha il coperchio attaccato ad un pennellino con le setole a cresta di gallo. Me ne spalmo un po' sulla mano, ha un profumo pungente. La difficoltà ora sta nel rimettere il coperchio avvolgendo le setole su se stesse a forma di lancia per non rovinarle. A fatica ci riesco. È in quel momento che penso che non sono sicura se si possono stappare e annusare quelle boccettine o sono lì solo in mostra, comunque faccio tutto con delicatezza.

Non faccio il tempo ad esprimere questo pensiero ad alta voce che voltandomi noto che non lontano da alcune mie colleghe, sedute a terra in cerchio in conversazione, sono sparse sul pavimento molte altre boccettine di profumo e le scatolette vuote tutte mischiate tra loro. Per non essere incolpata ingiustamente, esprimo il mio disappunto, sottolineando ora la difficoltà  nel riabbinare il profumo giusto alla sua scatoletta e rimetterla in mostra nella posizione originaria. Sono anche arrabbiata perché la bramosia, l'avidità e l'egoismo di alcune mie colleghe mi hanno impedito di sentire gli altri profumi.

Solo dopo la mia osservazione, una collega con esitazione si stacca dal gruppo ed esprime il medesimo disappunto perché anche lei avrebbe avuto piacere a sentire tutti gli altri profumi mantenendo l'ordine.

Mercoledì 1 maggio 2024

©️ Marzia Pasticcini

lunedì 1 aprile 2024

Falso risveglio


Sono in Inghilterra in casa di una donna che lavora a domicilio. Mi affaccio alla finestra e guardo a sinistra in fondo alla via per individuare la casa dove si festeggia un Anniversario o festicciola, forse un compleanno di bambini. La donna dalla stanza dove lavora indica il numero civico 2.

Ora sono seduta di fronte a lei, con le spalle rivolte alla finestra, nello stanzino dove tiene la macchina da cucire.

È un aggiuntatrice, sta cucendo le tomaie delle scarpe per un calzaturificio.

Sul piano della macchina vedo un laccio di pelle nera appena cucito. Lo osservo rigirandomelo tra le mani.

“Fai lo stesso lavoro di mia madre” le dico mentre mi rigiro tra le mani il laccio di pelle nera. Mo guardo attorno anche le mattonelle di ceramica a fantasia a fiori gialli anni ‘70 sono uguali a quelle di mia madre. Anche lo stanzino ricavato da un terrazzino coperto è uguale, anzi è lo stesso. “Mamma!”, le dico sorpresa e inquieta al tempo stesso. Non so se sto sognando o sono sveglia, Anche se la macchina da cucire è rivolta verso la finestra mentre nella realtà è accostata alla parete e mia madre ha 86 anni.

Mia madre indossa la sua classica maglia rossa di una ventina o trentina di anni fa. È una situazione inquietante ma sono sicura di essere sveglia. Ho la precisa sensazione di essermi  svegliata dal sogno in cui ero nella casa di quella donna inglese, e, mentre le immagini del primo sogno sfumavano, pian piano prendeva forma e colori un'altra realtà onirica creduta vera.

Lunedì 1 aprile 2024

©️ Marzia Pasticcini 

sabato 30 marzo 2024

SOTTO TIRO


In vacanza in una città straniera o sconosciuta, mi allontano per esplorare il territorio. Mi sono allontanata molto, mi rendo conto, quando chiedo a un passante indicazioni stradali per tornare indietro. Con un'alzata di spalle non dà molta importanza alla cosa: non è un problema sono solo pochi metri. Ma  voltata la testa a sinistra, fin dove lo sguardo può arrivare, vedo un lago nel mezzo che si estende per chilometri fino all'orizzonte. 

Nelle mie esplorazioni mi ritrovo in un palazzo dove sono in corso alcune rappresentazioni teatrali.

Non appena di ritorno, in sella a una bici, Andrea, preoccupato,  aveva già dato l'allarme per la mia scomparsa al procuratore locale.

Seguono alcuni frammenti del medesimo sogno: 

io che aiuto mia figlia -- che nella realtà ha 26 anni -- a fare i compiti;

ritrovo alcuni strumenti di cucina, pentole e padelle che erano state trafugate, forse per dispetto, da qualcuno dall'accampamento. Mi ci cade l'occhio sopra passando lungo una stradina di fianco a un muretto, così le riprendo;

sul sagrato di una chiesa alcuni corpi giacciono a terra crivellati di colpi e sangue sparso ovunque. Siamo sotto tiro, la canna del fucile rivolta verso di noi, puntata all'altezza degli occhi. L'uomo che imbraccia il fucile è disteso a terra, l'occhio nel mirino, ma non ci vede perché restiamo immobili. Siamo tra due fuochi paralizzati tra la necessità di allontanarci strisciando lentamente verso destra e rimanere immobili per rendersi invisibili. È un attimo che dura un'eternità.

Domenica di Pasqua 30 marzo 2024

©️ Marzia Pasticcini

martedì 13 febbraio 2024

SPERDUTA PER LONDRA

Vado per affiggere un'ordinanza sulla bacheca con le puntine metalliche, ma non so dove siano state spostate tutte quelle affisse in precedenza e oramai scadute. Mentre osservo la bacheca per trovare uno spazio vuoto, mi rivolgo a Duccio che non lo sa e chiede ai colleghi.

Entra un nuovo dirigente che prende posto alla sua scrivania, è anzianotto e un po' spelacchiato. Mentre lo saluto non so più dove ho messo i documenti che avevo in mano.

Esco per tornare nel mio ufficio, varco la soglia e vedo che tre colleghe che non conosco si stanno avvicinando al mio computer.

"Scusate... devo lavorare!, dico loro e mi siedo alla mia postazione di fronte al computer e di fianco a loro che si trovano alla mia sinistra. Solo che la mia posizione è scomoda perché loro sono nel mezzo, mi stanno tra i piedi e non vogliono saperne di spostarsi, una è seduta alla scrivania e le altre due in piedi alle sue spalle. Si guardano fra sé molto sorprese del mio atteggiamento, mentre io sono tutta spostata sulla destra e decentrata. Sono lì  seduta senza spazio di manovra quando mi rendo conto di avere sbagliato ufficio. Quello non è il mio che si trova nel medesimo corridoio due porte più avanti sulla sinistra. Mi alzo piena di imbarazzo e mi avvio verso la mia postazione.

Mi trovo a Londra, sono per strada, devo raggiungere il mio ufficio o altra sede, forse dopo la pausa pranzo, ma devo avere sbagliato direzione, sto andando dalla parte sbagliata, quella che ho preso non è la direzione giusta, ma non ne sono sicura consapevole del fatto che a Londra una via ha più di due direzioni segnalate dai punti cardinali. E così mi siedo  su una panchina in un parco per consultare su google maps o sul London Street Finder la giusta direzione da prendere, quando mi si avvicina un immigrato dall'aspetto orientale, un pakistano credo, seguito da due suoi compagni.

Temo mi vogliano sottrarre il cellulare ed estorcere denaro, ma vengono richiamati da altri loro compagni.

Mi alzo e mi dirigo verso un chiosco che vende gelati in modo da consultare il cellulare in sicurezza.

Mi mischio tra i clienti, alcuni italiani parlano con il gestore che parla italiano. Io parlo in inglese e il mio accento non tradisce la mia provenienza e scopro che la donna è di origine russa.

Parlo inglese perfettamente solo non ricordo la parola per dire che qualcosa è costoso. L'uomo del chiosco allora mi dice in inglese: "the right word is 'expensive'!". "Yes, expensive" concordo pensando che forse dovrei e mi piacerebbe trattenermi diversi mesi a Londra. 

Lunedì 13 febbraio 2023

©️ Marzia Pasticcini

martedì 6 febbraio 2024

DECLUTTERING e FRANTUMAGLIA

Nella settimana dal 29 gennaio ad oggi martedì 6 febbraio sto facendo un decluttering completo delle cose del passato. Il termine decluttering oramai entrato nell'uso comune significa sbarazzarsi cianfrusaglie che appesantiscono la casa, l'anima e il corpo.

Nel mio caso sono libri che mi si attaccano alle mani e che non riesco a lasciar andare: libracci comprati in passato e che non significano più niente, libri gratuiti lasciati al supermercato e alla biblioteca per il libero scambio (book crossing), riviste di psicologia.

In questo stesso periodo ho fatto tre sogni che non ho scritto, sia per stanchezza e perché ero troppo impegnata a fare le borse per liberarmii da questo peso. Però ricordo bene le immagini più importanti.

La prima immagine rispecchia molto bene la situazione sopra descritta, le altre due non riesco ad interpretarle.

PRIMA IMMAGINE 

Cammino per strada con estrema difficoltà perché l'asfalto è cosparso di cacche di cane che nessuno ha raccolto. 

Arrivo quasi alla paralisi da non sapere dove mettere i piedi.

La stessa situazione è nel seminterrato davanti al garage della casa dei miei. Mi accingo a pulire il pavimento del seminterrato quando tornano i miei in macchina. Non faccio in tempo ad avvisarli, quando ancora sono sulla rampa d'accesso al garage, che hanno già parcheggiato davanti alla porta.

SECONDA IMMAGINE

Il mio collega di lavoro torna per la pausa pranzo con un ampio vassoio di cibo appena comprato.

Ancora in piedi di  fronte a me vedo che dal cartoccio posto sul lato del vassoio alla mia destra prendono ad uscire alcuni serpentelli neri sottili come grossi vermi. A tale vista, rimango come paralizzata e mi astengo dal toccare cibo.

In un'altra scena del medesimo sogno, vedo una famiglia seduta a tavola per la cena. Seduta di fronte a me è la padrona di casa che sta servendo del cibo da una padella che aveva messo sul fuoco a saltare. Sono i medesimi serpentelli neri che si muovono perché ancora vivi.

TERZA IMMAGINE

Sono in compagnia di un caro amico del gruppo di lettura della biblioteca comunale che non frequentiamo più da quando ha cambiato giorno ed orario, anzi il gruppo originario si è sciolto. Era un gruppo molto vivace e stimolante, ci scambiavamo consigli di lettura ed era diventato molto anarchico: ci piaceva leggere quel che ci pareva e discutere liberamente di tanti argomenti, rifiutandoci di seguire le direttive della moderatrice che voleva imporre a tutti i membri del gruppo la lettura di un solo e medesimo libro per volta per poi discuterne insieme.

Il mio amico D. si è sempre opposto a ciò e anche noi e poi era il più brillante del gruppo e di intelligenza superiore. Le discussioni che intavolava spaziavano dall'economia, alla scienza finanche al complottismo per le sue doti di preveggenza. Diciamo un intellettuale a tutto tondo, ma molto modesto come persona.

Ecco, nel sogno sono in sua compagnia. Siamo distesi sull'asfalto con la testa appoggiata al un muro di un palazzo, in parte nascosti alla vista. In parte perché il mio lato destro: spalla, braccio e gamba destra sporgono oltre l'angolo del muro.

Gli tengo stretta la mano destra.

In quel mentre sentiamo un prete che sta dicendo una messa all'aperto nel cortile alle nostre spalle, che invece di leggere il vangelo sta narrando la fiaba di Cenerentola.

Il mio amico rivolgendosi a me mi avverte: “stai attenta, sei troppo in luce!”.

Al che volgo lo sguardo sulla mia destra e vedo che la mia gamba è in piena luce e che il sole riflettendo sulla peluria bionda della coscia crea una sorta di aura fluorescente dorata.

martedì 6 febbraio 2024

©️ Marzia Pasticcini 


sabato 20 gennaio 2024

Il serpente e il fuoco

Io e mia figlia stiamo legando un grosso serpente boa o pitone a una struttura in acciaio. 

Lo leghiamo, in tutta la sua lunghezza, in orizzontale alle due estremità della struttura, come Gesù Cristo in croce.

Il serpente pare senza vita o narcotizzato.

Terminata questa operazione, ci spostiamo nella stanza attigua: un ampio disimpegno da cui si ha uno scorcio della stanza dove abbiamo legato il serpente.

Sedute su un dondolo a tre posti, sentiamo un rumore metallico. È il serpente che si sta svegliando sbattendo con forza, contro la struttura in acciaio, le catene che lo tengono stretto

Sentiamo tutta la sua potenza che aumenta sempre di più. Più aumenta e più ci fa paura. Lo temiamo a tal punto che non osiamo guardare avanti, solo una breve sbirciatina in direzione del rumore per individuarne  la fonte. Ma subito ci stringiamo di lato sul dondolo per distogliere lo sguardo.

In un’altra scena sono davanti al camino che deve essere acceso.

In un ampio calderone, posto sul lato sinistro del camino, metto alcuni tronchi piccoli e gli do fuoco con  più facilità che non nel camino centrale. Ma a una più attenta osservazione scorgo alcuni carboni ardenti sotto la cenere: sprazzi di rosso fluorescente che mi fa capire l'inutilità del mio gesto. Mi verrebbe l'impulso di afferrare a mani nude il calderone e versarne il contenuto sulle braci ancora vive, ma neanche uno straccio o un guanto da forno eviterebbero di bruciarmi. Penso alle conseguenze quando mi cade lo sguardo su un paio di lunghe pinze in ferro battuto che mi consentono di depositare ogni singolo ciocco di legno infuocato dal calderone al camino.

.Sabato, 20 gennaio 2024

©️ Marzia Pasticcini

martedì 16 gennaio 2024

PESCI, DESERTO (frammenti)



Affacciati alla finestra, io e Andrea, guardiamo fin dove lo sguardo può arrivare; in basso e all'orizzonte, distesi nella campagna sull'erba verde, persone prendono il sole.

Vorrei essere li e nel contempo sto bene dove sono.

Seduti sul muretto di una piscina, in verità un laghetto scavato nella pietra, abitato da pesci, passiamo del tempo in relax. Io gioco coi pesci. Lancio loro foglie e fili d’erba cui si attaccato con voracità. Arrivano a branchi nel momento in cui allungo loro i fili d'erba che prendono a mordere come caprette. Mi diverto a farli abboccare e a ritirare via I fili che si fanno sempre più corti. Qualche pesce vi rimane attaccato e qualcuno ricade giù e va a  finire fuori dall'acqua su un coperchio rovesciato o un piatto di plastica che galleggia sbattendo sul bordo. Allora aiuto i pesci rimasti fuori gettando loro acqua a piene mani.

In un negozio acquisto articoli di cancelleria che il commesso depone in due borse di plastica di cui non ricordo il contenuto, fatta eccezione per una risma di carta da stampante. Le borse sono talmente piene e pesanti che non so come trasportarle, dato che sono a piedi. 

Qualcuno dovrà accompagnarmi in macchina e il commesso dovrà farsi sostituire da qualcuno che nel frattempo tenga il negozio aperto. 

Compare allora la mia amica Florentina che non vedo da tempo. Insieme alle borse avevo anche una trousse con dentro un dentifricio avviato e che avevo pensato di darle e che poi mi riprendo, così come la promessa di prestarle alcuni libri di cui non riesco a separarmi; faccio passare del tempo in modo che lei se ne scordi.

Oltre l'orizzonte che vedo dalla finestra c'è un luogo che nessuno o pochi altri conoscono e che si raggiunge a piedi dopo una lunga estenuante camminata. È conosciuto come il deserto anche se é un luogo immerso nella fitta vegetazione e di straordinaria bellezza. Penso di proporre questo trekking esplorativo a Florentina.

16 gennaio 2024

©️ Marzia Pasticcini

domenica 14 gennaio 2024

IL TRATTORE E LA BICI (Due frammenti)

Sono in sella a una bici nei pressi di un incrocio, in una strada provinciale dove scorre il traffico. Sto per immettermi nella strada principaĺe per una destinazione a una decina di chilometri di distanza più facilmente copribili con un mezzo a motore, Ciò  nonostante la bici prende velocità, una velocità insolita come fossi in discesa lungo un crinale anche se viaggio in pianura,  Non sto neppure pedalando, sono bastate due o tre spinte sui pedali per raggiungere una velocità pazzesca. Sono preoccupata di trovare i freni  mentre il mezzo prende sempre più velocità senza che io pedali e si avvicina ad un auto ancora in lontananza.

Poi li trovo e impugno manubrio e freni con sollievo senza più preoccuparmi di stringerli. È come se volassi e nella corsa sfrenata mi si affianca a destra un uccellino multicolore all’altezza degli occhi. Sorpresa e felice lo saluto: “Ehi uccellino,uccellino!”.

Sono seduta a un tavolino di un locale all’aperto, dietro le mie spalle un muro. Mi volto e noto due bambini tedeschi di circa tre anni, uno in sella a un trattore e l’altro che lo spinge da terra. Lo spazio di manovra è talmente angusto che rimangono incastrati, impossibile per loro passare. Senza spostarmi per fare loro spazio chiedo in tedesco al bambino a terra: “dove vai (wohin fährst du)?

Il bambino non risponde, né alza la testa, ma continua a spingere imperterrito per aprirsi un varco ripetendo:  “ignorare…” seguito da un lungo elenco di istruzioni impartite loro dalla mamma e che continuano poi a recitare in una sorta di cantilena: “la mamma… la la la ignorare… tirare dritto…”.

Sono sorpresa e meravigliata di come le mamme tedesche istruiscono e lascino i bambini a cavarsela da soli.

Domenica 14 gennaio 2024

©️ Marzia Pasticcini