Cookies' Blog

Cookies' Blog
Visualizzazione post con etichetta Sogni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sogni. Mostra tutti i post

venerdì 10 aprile 2026

Test di realtà e stabilizzazione di Fase toccando i muri


Frequento il jet set e sono ospite in una villa e, insieme a un gruppo di persone,  faccio il tour esplorativo della casa.

Attraversiamo un lungo e ampio corridoio, dalle  pareti rivestite in pietra serena dal design particolare: lastroni rettangolari la cui sagoma e rifinitura punzonata ricorda la superficie dei biscotti e dei crackers. 

Alla vista di tale curiosa architettura, percepisco che quello è il momento giusto per fare un test di realtà o tecnica di "stabilizzazione di fase", toccando i muri della casa, per avere una percezione più nitida e dettagliata di dove mi trovi, se nella realtà di tutti i giorni o se in un ambiente astrale. 

Ma è tutto così reale e solido al tatto e, accanto e dietro me, ci sono così tante persone, che mi vergogno di esprimere ad alta voce: "sono desta o sto sognando?". Esprimo tutta la mia meraviglia e il mio stupore dicendo invece: "oh che bei muri... oh che belle pareti..." spostandomi a zig zag da sinistra a destra e viceversa, passando il palmo delle mani sulle superfici, imitata dagli altri visitatori.

E intanto continuo a pensare che "forse è meglio continuare a scrutare e toccare l'ambiente attorno a me, nel caso fosse un sogno lucido, non si sa mai!", per poi ritrovarmi sveglia nel mio letto.

©️ Marzia Pasticcini 

Venerdì 10 aprile 2026


giovedì 9 aprile 2026

Sogno lucido con Dwayne Douglas Johnson


Mi trovo all'interno di un edificio vuoto. Sgattaiolando  per un lungo corridoio, mi dirigo  velocemente dall'altra parte dell'appartamento, passando di stanza in stanza, per raggiungere l'ufficio prima di svegliarmi. So di stare sognando e che voglio fare sesso con il contabile il più presto possibile prima di svegliarmi.

Arrivo trafelata ed emozionata nella sua stanza, lui, il contabile: Dwayne Douglas Johnson,  siede dietro la scrivania con la sua camicia bianca luminosa aperta ai primi tre o quattro bottoni. Il petto scuro lucido invitante. 

Gli corro incontro togliendomi la maglia dalla testa e il reggiseno e avvicinando il mio seno alle sue mani e al suo viso. Lui mi guarda con aria sorpresa. Sto per fare sesso, ma l'emozione, fuori controllo, mi fa precipitare nello stato di veglia e mi ritrovo nel mio letto.


sabato 17 gennaio 2026

Frammenti vari 17 gennaio 2026


Ospite inatteso 

Sono in una cucina molto grande e sto lavando ad un lavabo di pietra molto profondo; lo risciacquo e noto al tatto e con disagio che sul fondo è rimasta incollata una sostanza gelatinosa, si direbbero alghe sfatte. Faccio scorrere l'acqua, ma i resti sono difficili da mandare via del tutto, resta ancora della gelatina verdognola sul fondo e sulle pareti. 

In quel mentre in  casa mia è arrivata Silvia Manganelli che non ho potuto salutare poiché impegnata in questo lavoro; me ne rendo conto.  Mi volto più volte a guardarla, senza salutarle, mentre sto riordinando la cucina con una certa ansia e lei sta parlando con altri che sono in casa e che l'hanno accolta con sorrisi, facendosi porgere il cappotto,

sensazione di fastidio al contatto di questa sostanza gelatinosa, disagio purché impreparata per un ospite inatteso.


Il capannone dell'usato 

Andrea ha comprato un paio di scarpe usate di colore beige.  Mi porta con sé a ritirarle. Appena arrivati sembra di essere in un capannone dismesso ad uso raccolta di cincaglierie,  abiti e oggetti usati. 

Una scatola di cartone con vari oggetti tra cui alcuni i libri attira la mia attenzione perché sono molto curiosa. Vorrei prendere qualcosa, i libri soprattutto, però mi limito a guardarli, maneggiarli e rimetterli a posto.

Al di sotto di uno scaffale, proprio sotto il bordo è  fissato un oggetto rettangolare, potrebbe essere un iPad o un telefono. Andrea mi dissuade dal prenderlo perché la contrattazione e la prenotazione sono già state attivate,  da qualcun altro, il prezzo fissato e la transazione effettuata. Fuori c'è molta gente che sta facendo la fila per poter entrare nel capannone. 


La casa povera

Sulla soglia della porta d'ingresso  di una casa al pian terreno, sono impilati e piegati panni, per lo più intimo: magliette e mutande che formano delle torrette di indumenti che quasi impediscono l'accesso alla casa.

Apriamo la porta, scavalcando la pila dei panni che poi ritiro e porto dentro la casa. Li ripongo in un paniere di plastica rosa che ricorda il panierino della scuola materna dove ci si metteva il pranzo.

Nell'angolo In fondo alla grande e unica stanza antistante la porta d'ingresso, è seduta sul pavimento, a gambe divaricate, una bambina piccola. Usando il diminutivo e il vezzeggiativo le chiedo: "dove li metto questi pannini? Perché nel guardarmi intorno, vedo che la casa è povera e non ci sono mobili contenitori.


Il ballo delle zie

Sono seduta con Andrea sul divano quando arrivano due donne con indosso vestiti da sera un po' strani e stravaganti dalla gonna molto svasata. Mi alzo e vado verso di loro e facciamo un balletto anch'io con indosso un abito dalla gonna svasato.  Credo siano le sue zie da giovani.

Sabato 17 gennaio 2026

©️ Marzia Pasticcini

mercoledì 7 gennaio 2026

Decamerone

Eva Fossi mi avvisa che il mio nome è scritto su tutto il Decamerone.

Devo provvedere a cancellarlo e per questo devo chiamare Sandra Landi e Tommaso Matteini perché non ho la password.

Mercoledì 7 gennaio 2026

©️ Marzia Pasticcini 

martedì 6 gennaio 2026

Falso risveglio in casa mia

Sono sveglia in camera mia, mi guardo attorno, Andrea è ancora a letto. Vedo tutti gli oggetti e i mobili, però so di essere in Puglia. Sono sveglia, ne sono sicura. Mi sposto nel salotto di casa mia, prendo le cose che devo portare via. Anche se sono in casa mia e vedo i  mobili, le stanze e tutti gli oggetti familiari, so di essere in Puglia.

Gli autobus stanno per partire e mi mancano solo alcune cose da mettere nei bagagli prima della partenza. Cerco le camice che ho appena comprato: una rosa, una azzurra ed altre che erano in una borsina di plastica.

I bus sono pronti per partire e molte ragazze che erano in gita sono già salite a bordo e siedono comodamente. Il portellone dei bageagli è aperto e il vano bagagli è quasi pieno. 

Salita a bordo, stacco dal corrimano, in alto, un cartellone con il suo gancio a esse dove è scritto qualcosa e sull'altro lato il mio nome e cognome, credo sia un segna posto. Lo prendo e lo nascondo nella borsa di plastica con le camice.

Entro in camera e ripeto ad alta voce di essere sveglia, più  e più volte a me stessa e ad Andrea  che si sta riscuotendo dal sonno e non ha ben chiaro cosa stia succedendo, cosa mi stia succedendo. 

È assurdo! So di essere in Puglia e che a breve devo partire e non so dove ho lasciato le camice appena comprate. Mi dispiace non poterle indossare appena di ritorno, perché  è ancora estate.

Credo di averle lasciate da Milva (un'amica pendolare nella realtà) la casa dove risiede Milva è in disordine ci abita mia figlia  Camilla da sola (la casa della nonna?).

Sono di nuovo a casa mia, telefono a Carla la mia ex insegnante di scrittura creativa, non risponde e le lascio un messaggio vocale, sempre per sapere se lei le ha viste, le camice. 

Sono sconcertata e in ansia. Torno in camera e all'ultimo secondo noto ai piedi del letto un sacchetto di plastica, lo prendo e all'inerno noto con sollievo le camice e il cartello. Allora le avevo portate a casa. Ora posso partire.


Martedì 6 gennaio 2026 Epifania

©️ Marzia Pasticcini


domenica 4 gennaio 2026

Sediamo tutti quanti attorno a un lungo tavolo imbandito sul patio della grande villa per festeggiare un pranzo di matrimonio. Nell'ultimo posto accanto al capotavola di sinistra vedo che manca una sedia, vado a cercarla.

Trovo una cameriera e prendo a discutere con lei le sue lamentele sull'organizzazione e sulla famiglia quando compare la sorella (*) di uno dei due festeggiati. Senza interrompere la conversazione cambio discorso alzando un tantino il tono della voce per non tradirmi e non farle capire di cosa invece stavamo parlando.

In tutto questo trambusto mi perdo per strada, costretta poi a fermarmi ad un tavolino di un ristorante all'aperto. Sono seduta col fianco destro rivolto all'entrata del ristorante e la mia sinistra dà sulla via dello struscio. 

Ho preso un piatto di roast beef con contorno di funghi trifolati e saltati nel

sughetto della carne  e panna. È delizioso e mangio con gusto, le fettine di carne sono tenerissime, sottili e leggermente al sangue, si sciolgono in bocca. Solo un boccone non vuole andare giù, non mi sembra un fungo, sembra più un callo che non riesco a masticare e che sputo con discrezione in un fazzolettino di carta e che poi nascondo sotto il bordo del piatto, perché non so dove buttarlo.

In quel mentre mi si avvicina una cliente del bar-ristorante e lamenta che le ho mangiato il roast beef dal suo piatto. Io rimango allibita perché non me ne sono proprio accorta. Segue una discussione, s'intromette anche il tizio seduto alla mia sinistra. Ricurvo sul piatto con i capelli mossi, lunghi fin sotto le orecchie confabula qualcosa cui non presto orecchio. Poi non so se la tipa se ne va a lamentarsi col proprietario del locale perché la vedo sparire dietro la porta d'ingresso.

Guardo il cellulare, un vecchio Nokia con coperchio, non il mio cellulare abituale, per vedere se mi hanno cercato. C'è qualcosa ma non vedo messaggi specifici. Non ricordo se poi riesco a ritrovare la villa e il pranzo di matrimonio.

Domenica 4 gennaio 2026

 (continuazione del sogno precedente: Oltre la piscina il mare)

©️ Marzia Pasticcini



(*) somiglia all'attrice Francesca Einaudil

sabato 3 gennaio 2026

Oltre la piscina il.mare

Appena immersa nella piscina giro l'angolo a sinistra e lo specchio d'acqua azzurra si apre all'orizzonte e si confonde con il mare.  Non ci sono più confini oltre il muretto di fronte, tutto è aperto. 

Una Coppia di ciechi entra in piscina con un forte senso di orientamento. È un posto esclusivo e una ragazza, in piscina, si lamenta della presenza di questi ciechi in un posto così esclusivo. 

La coppia si ferma poi a un tavolino per mangiare. La padrona del locale e la stessa ragazza di prima sussurrano nell'orecchio di una dipendente che fa la cameriera qualcosa per farli alzare e mandare via. La cameriera è titubante nel fare ciò. Io sono testimone di quest'episodio e anche di ciò che era avvenuto in piscina di persona, perché ero lì in persona mentre nuotavo. 

La scena del ristorante la vedo sia di persona che su uno schermo di una TV in una cucina e, rivolgendomi a Camilla, osservo quanto sia tremendo e difficile lavorare in un posto simile. Al che Camilla si volta verso destra e osserva la scena che si dipana sullo schermo.

Cibo e cose sparpagliate in  una casa in disordine. Prendo a raccogliere gli abiti da terra. Arriva un  tipo  che cerca mia sorella, non so di cosa parlino. Guardo l'orologio sono le 8 di mattina, ma è solo un'illusione, sono appena le sette, noto con sollievo.

Nella casa in cui stiamo, la casa di campagna di mia sorella, c'è un mobile basso lungo tutta la parere, è nero e con due ripiani a scaffali aperti con diversi libri che Andrea vorrebbe mettere in ordine buttandoli via. Io lo dissuado, E  prendo a spolveralo e rimetterli a posto implilandoli in verticale l'uno accanto all'altro. 

Prendo poi a spolverare anche il mobile a scaffali aperti nella stanza delle bambine dove sono riposte le loro bambole Polly Pocket. Sono talmente stracolmi che li spolvero solamente negli spazi liberi girando attorno agli oggetti. Su un ripiano non riesco a togliere incrostazioni lasciate da una colla.

In gita in campagna lungo la via alberata, superata la fila dei tanti tavolini in  legno, vedo che sono tutti occupati con sotto ognuno di essi uno o due frigoriferi da campeggio per i picnic dei partecipanti.

Ai piedi di un albero, una ragazza ha realizzato, scavando, una piccola vasca di pesci nella terra battuta. Si vedono i pesci che nuotano. Lei sta arredando l'albero sovrastante con sonagli mossi dal vento e un arazzo di colore azzurro che momentaneamente stacca per rimetterlo meglio. Io l'aiuto prendendo l'arazzo avvolto su se stesso e lo appoggio tra il bordo dell'area panchina e il tavolino.

un tipo che ha terminato di lavorare, forse in pensione,  sta pensando di organizzare e arredare la casa, forse la medesima di mia sorella. Lo vedo in piedi pensoso sul da farsi di fronte a un mobile nel corridoio.

Io penso che poi posso tornare quando voglio con mia sorella a riprendere qualche libro che ho salvato e lasciato lì.

Domenica 4 gennaio 2025

©️ Marzia Pasticcini




giovedì 1 gennaio 2026

Frammeniti 1 gen 2026

Attraverso la strada vedo due tizi in bottega da Andrea. Entrando do loro il buongiorno. Uno è zio Romano che ha fissato con Andtea di andare a mangiate da  mia madre.

In strada però incontro Giusy e Andrea su due mito grosse. Sulla mito di Andrea è montata una struttura a baldacchino con sopra legato il.gatto. Mi dispiace che abbiate già fissato.

Galline che mangiano i gusci delle arachidi sparse per rerra 

Secchio di acqua sporca, acqua e feci fino al bordo. L'acqua si è versata in terra. Prendo uno spazzolino per pulire. Ci sono i miei libri in tterrazze per fortuna non si bagnano.

Fila di persone a fare la spesa, tocca a me. Chiedo alla commessa se ha l'arrosto, ne vedo uno non molto grosso e già cotto, un cilindro ovoidale perfetto.

Giovedì 1 gennaio 2026

©️ Marzia Pasticcini 


martedì 30 dicembre 2025

Frammebti 30 dic 2025 - croissants senza zucchero

Scendiamo da un autobus ci salutiamo con un bacio sulle guance, io e le mie amiche. Andiamo a una conferenza nella facoltà di Lettere e Filosofia. Ci fermiamo prima presso un bar, risonante buffet. Vedo dur tavole colme fi croissant una con zucchero a velo sopra ma scelgo quelle senza zucchero. È buonissima, tenerissima.

Mercoledì 30 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini

lunedì 29 dicembre 2025

Casa di Antonia e auto-salotto


Sono a casa di Antonia B., la mia ex capoufficio. Ha una casa piccola e stipata di oggetti. La cosa mi rincuora perché non sono la sola ad avere ogni angolo della casa strapieno. Passo in rassegna ogni singolo scaffale e ogni mobile. Nel frattempo, Antonia, che era andata in un'altra stanza, girato l'angolo che conduce all'ingresso, mi viene incontro con in mano un sacchetto di cellophane contenente fette di pane: "Tieni, portalo alla tua bambina!". Rimango un po' perplessa, non capisco il senso delle fette di pane. Fossero stati biscotti, dolci o alle cose, lo capirei, ma non ho mai visto regalare fette di pane.

In quel mentre arriva il marito che mi porge un cane bianco e mi dice: "prendilo e portalo a casa!".

"Mia madre non lo vuole, un cane!" rispondo io.

La porta è aperta e il cane scappa via.

Cambio di scena in questa narrazione ricostruita a ritroso:

Siamo sedute in un'automobile: io; mia sorella e una tipa, una professionista, forse una giornalista, che nella seconda parte del sogno prenderà le sembianze di Antonia B.

L'interno dell'auto è proprio come un salottino, ma senza finestre. La giornalista, seduta sulla sua poltroncina o meglio su un divano a due posti è rivolta nel senso di marcia.  noi sediamo sull'altro divano di fronte a lei in senso contrario con le spalle rivolte verso l'autista che peraltro non si vede mai perché il salottino pare ermeticamente chiuso anche se confortevole.

La sensazione è di benessere viaggiare in auto con autista, in un salottino senza alcuna preoccupazione.

©️ Marzia Pasticcini

Martedì 5 agosto 2025



giovedì 25 dicembre 2025

25/12/25 Natale




Percorro la galleria di negozi e sulla sinistra,  lungo la parete, corre una panchina di marmo un po' sporca ma un po' più avanti è pulita e io mi sto domandando come si faccia a pulire bene il marmo e a sbiancarlo. Vedo una persona che la sta pulendo con una scopa dalle setole rigide. Poi più avanti il marmo è colorato e vedo alcune persone chine sulla panchina intente a lavorare. Chiedo loro come facciano a pulire il marmo colorato e loro mi dicono che lo stanno ancora dipingendo. È fresco e hanno tavolozze e panetti di colori a riquadri come tavolette di cioccolato fondente a cubi grandi, la forma di alcuni colori ricordano le costruzioni LEGO, soprattutto i colori rossi sono in rilievo grandi a forma di mezzo cono come gli anelli che si usano per cucire.

“Invidio i vostri colori” dico loro.


Nelle scene precedenti sono in un ristorante dove ha lavorato Camilla, dove ha finito da poco il servizio stagionale .  Sono intenta a pulire un teglia di acciaio. La sto scrostando con  una spugna e poi la ripasso con un po’ di carta da cucina. Ci sono ancora dei clienti seduti nel ristorante e so che mi stanno guardano il culo mentre sto pulendo.

A un certo punto arriva la signora c'ha dei dentini aguzzi, mi guarda e mi dice piano  senti allora guardiamo un po’, ci mettiamo d'accordo ora?

Le chiedo di ripetermi le cose perché  “... sa è la prima volta…forse… insomma è meglio. È sempre bene che mi spieghi meglio…” penso e le confesso. Perché se come dice mi dovrebbe dare tremila euro al mese.  Io accetto e poi improvvisamente penso come faccio a lavorare in questa cucina se sto già lavorando a Siena e poi anche ce l’ho Io questo posto come faccio per arrivarci in macchina.

Andrea passa a prendermi e mi aspetta una macchina nella piazzetta.


 In un'altra scena una collega di lavoro mi chiede se vado a mangiare con lei in un posto perché è più conveniente ma non mi ricordo cosa.


Mercoledì 25 dicembre 2025 Natale

©️ Marzia Pasticcini


mercoledì 24 dicembre 2025

Monsignore



Il panorama davanti a noi si estende a perdita d'occhio in fazzoletti di terra coltivata, un patchwork di bionde spighe di grano e riquadri colorati:  un arcobaleno di fiori, verdure e frutti biologici che mostro con entusiasmo a mia madre dal colle sovrastante. 

Sono sovraeccitata per la presenza di tutta questa abbondanza, a opera di una comunità ecologica  che si è insediata a valle, al punto da voler scattare una foto. C'è la luce giusta, il sole e il cielo azzurro, ma c'è un tale via vai di gente che si mette in mezzo, al ché la foto non riesce. L'immagine o è troppo scura, la luce non sembra quella giusta, o non rispetta i colori, e qualcuno si infila nel riquadro immediatamente al momento dello scatto, È impossibile immortalare quell'istante, per cui ci rinuncio.

Mi viene affidata momentaneamente una bambina piccola di poco più di 12 mesi che si avvicina pericolosamente al muretto privo di parapetto. L'afferro nel punto più pericoloso, dove il terreno è nudo e si sfalda. 

La alzo da terra e la prendo in collo; è un po' pesante, ma è soffice e tenerissima al contatto con la mia guancia.

C'è una festa, un gran banchetto, siamo seduti a un lungo tavolo in campagna con tanto cibo buono. C'è anche la mia amica Silvia che non vedo da decenni.  Vorrebbe la torta di formaggio, quel che ne resta,  ma Andrea la vuole per sé, perché troppo buona. Penso di dirle che non abbiamo resistito ed è stata fatta fuori.

Vicino alla campagna c'è un borghetto.  Mi avvicino e vado a chiedere informazioni per un corso. 

Varcato il portone accanto alla chiesa, nello spazio interno antistante un camino, vedo due suore vestite di nero sedute una di fronte all'altra su due sedie piccole di ferro con sedile e spalliera in formica color acqua marina. 

“Buongiorno!” le saluto con un filo di voce. La suora che mi volta le spalle si gira verso di me. Allo stesso modo chiedo se la sera fanno il corso.

 “Chieda a Monsignore!” dice questa e non aggiunge altro.

Senza alcun'altra indicazione da parte loro, vado avanti timorosa, perché non vedo nessuno davanti a me e sulla sinistra una fila di porte bianche chiuse che non oso aprire, ma che devo se voglio avere una risposta.

Con mano tremante spingo leggermente la prima porta. Nello spiraglio che si apre intravedo un lettino medico disfatto  con sopra un lenzuolo stropicciato. Sembra un'infermeria. Ritiro immediatamente la mano e la porta si richiude.

Vado avanti e allo stesso modo apro la seconda porta. 

Vedo una fila di letti da ospedale con l'intelaiatura in ferro smaltata di bianco e lenzuola bianche al cui interno giacciono malati. Rimango sulla porta ad osservare un lungo corridoio  dove passeggiano uno o due preti in tonaca nera. 

Chiedo loro di Monsignore e quando lui compare gli chiedo se la sera fanno il corso. 

Monsignore mi dice che sì il corso c'è e si terrà  alle quattro del pomeriggio. “Parleremo del figlio!” dice.

Manca solo un quarto d'ora alle quattro e sono senza auto; dovrò tornare con la macchina di mia madre. Sto pensando se partecipare o meno e se faccio in tempo.


Martedì 24 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini





martedì 23 dicembre 2025

Il Palazzo


Sto correndo appresso alla mia collega sul ghiaino che mi dà fastidio sotto la pianta dei piedi nudi. Vorrei librarmi in volo, ma continuo a camminare nonostante il dolore. Finalmente raggiungo i gradini che conducono al portone del palazzo. Entrata nell'androne,  percorro la prima rampa di scale quando il custode mi ferma.

“Mi manda il mio assessore…” mi giustifico. “La mia collega è appena entrata!”. Ma per quanto mi sforzi per spiegarmi, lui non vuole sentire ragioni e mi fa scendere, nel mentre vedo due tizi entrare dal portone d'ingresso: un ragazzino di circa 11 anni e un giovane adulto, entrambi dai capelli rossi. Penso a quanta responsabilità debba avere un custode di Palazzo a chi far entrare e a chi impedire l'ingresso. Potrebbero essere delinquenti o terroristi. Nel frattempo vedo sopraggiungere, sul balcone sovrastante, la mia collega, comparire di fretta da destra verso sinistra.

“Sonia, ti posso dare una mano?” le chiedo.

Si sofferma un attimo e, con un sorriso beffardo, scuote la testa e mi dice di no. Perplessa, rimango per un po’ interdetta e poi giro i tacchi e me ne vado di fretta, perché mi sono rotta le scatole.


Martedì 23 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini 

lunedì 22 dicembre 2025

Il profumo


Sto riempiendo una piccola boccetta di profumo e la porgo all’uomo in piedi alla mia sinistra. Tenendola fra l'indice e il pollice della mano sinistra, la alza contro luce per verificare il livello del colore dorato che si illumina. Non so che ruolo io abbia in questa situazione, ma non appena metto via o faccio portare via il contenitore a forma di gabbia, noto che sul fondo è rimasta un'unica boccetta di profumo dimenticata, simile alla classica boccetta di Guerlain con il tappino a forma di tetto spiovente.

"Ferma, un attimo…” dico rivolgendomi alla donna appena sopraggiunta per portare via la gabbia-contenitore. 

Recupero la boccetta mignon da circa 10 o 15 ml, la tengo fra il pollice e l'indice della mano sinistra, la stappo e aspiro l'odore del.liquido dorato. Sa di Chanel n. 5, un profumo talcato con un sentore pungente. L'uomo mi confessa che è il profumo che avrebbe scelto la moglie, in piedi alla mia destra, silenziosa, la testa abbassata, le mani sul grembo.

“SÌ, era questo il profumo che voleva, lo aveva visto in una pubblicità…”, dice l'uomo.

Nella boccetta c'è un frammento di qualcosa scivolato dentro. Vengo a sapere che è stato riaperto il caso.

Andando a ritroso mi vedo scivolare lungo  una strada in discesa che si estende all'orizzonte a gran velocità, non so con quale mezzo. E poi  intenta a scrivere qualcosa, un tema letterario, un racconto, o piuttosto un riassunto sullo stile di Jane Austen. È mia madre che mi ha dato questo compito. Non sono a capo di niente quando dice che il tempo per la consegna delle composizioni è quasi finito. Ma ho con me gli auricolari e i testi dei libri da recensire, così leggo e ascolto alcuni brani senza farmi vedere.


Lunedì 22 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini

domenica 21 dicembre 2025

La piazza


Ma dove sei?” domanda al cellulare Carla, la mia ex insegnante di scrittura creativa.

“Mah… sono in una piazza” azzardo mentre mi guardo attorno.

Davanti a me si apre uno spazio racchiuso fra due strade a scorrimento veloce. Una piccola piazza, con pini, aiuole e panchine, di cui non conosco il nome. Non è la mia città. 

Cerco qualche punto di riferimento che possa dare a Carla maggiori indicazioni. Mi sposto sul marciapiede della piazza antistante una delle due strade dove scorrono auto e altri mezzi rumorosi. Ferma sul cordolo, il cellulare all'orecchio, guardo di fronte a me, vedo la porta di un locale privo di insegna, probabilmente è un ristorante o una trattoria.

“Non so dove sono!”. Più avanti, pochi metri a sinistra c'è una intersezione con un'altra via priva di segnaletica. 

In alto, dalla parete che fa angolo, sporge l'ultima o la prima lettera di un'insegna luminosa a lettere singole. È stondata e rossa.

“Ahh… sono alla Coop!” le rivelò alla fine anche se non conosco la via.

Lei lo sa, ha capito e poco dopo ecco che arriva e si accosta all'angolo del  marciapiede di fronte alla Coop, troppo radente al muro. Faccio per salire dalla parte del passeggero, nel mentre sopraggiunge una ragazzina proveniente dal locale privo di insegna.

“Salite dietro…dall'altra parte!”, ci ordina Carla.


Domenica 21 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini


sabato 13 dicembre 2025

IL MONOPATTINO


A bordo di un monopattino, sto percorrendo una strada fuori città che costeggia la campagna su ambo i lati. 

Il manto stradale è asfaltato e cosi accelero premendo un tasto sul manubrio sinistro. Viaggio dolcemente e senza pensieri. Ogni tanto rallento, premendo il tasto del freno sul manubrio destro, quando  l'asfalto è rotto e in presenza di buche che scanso con facilità. Proseguo così per un po’, per fermarmi in una strada di campagna ad una Fontanella d'acqua per fare rifornimento.

Mi si accosta un bambino curioso di circa 8 o 9 anni. Vuole sapere cosa faccio. Gli confesso che il monopattino va ad acqua e che devo riempire il serbatoio.

Prendo a togliere strato dopo strato ogni cosa che era all'interno del monopattino e li appoggio sul muretto sovrastante la fontanella stando attenta ad impilare una sull'altra tutte le cose estratte per non farle cadere e cercare poi  il motore e la tanica. 

Mi ritrovo poi all'interno di una casa di campagna, probabilmente la casa del bambino, dove una donna anziana seduta di fronte a me, sicuramente la nonna, mi mostra i muri interni della casa che sono bianchi, bianchissimi e molto spessi. Mentre me li mostra e descrive mi avvicino a una parte e la tocco col palmo della mano sinistra quasi per constatarne la consistenza.

Ho poi la sensazione di avermi lasciato qualcosa alle spalle, dato che ogni tanto semino  gli oggetti ovunque,

Ah… il motore del monopattino… ho viaggiato senza motore!?

Mi accompagna il bambino, suggerisce la nonna, a bordo della sua bicicletta, io lo seguo a bordo del mio monopattino per tutto il percorso fino alla fontanella.

Sabato 13 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini


lunedì 1 dicembre 2025

Vinile


Sono a casa di una famiglia albanese. Una vecchia mi porge un vinile sporco, mi chiede di lavarlo. 

Vado in bagno, lo lavo sotto l'acqua corrente e un po' di sapone liquido. Non ho niente con cui asciugarlo. 

Così mentre mi avvicino in cucina, varcata la porta fra una stanza e l’altra, vedo in un angolo della cucina alcuni canovacci colorati appesi ad un gancio, come si trovano in tutte le case. 

A quella vista sarei tentata di far notare a mio marito dove anche loro tengono gli stracci per asciugare i piatti.  A  mio marito non piacciono, vorrebbe li tenessi in un cassetto o agganciati all'interno dell'anta della cucina, sotto il lavabo, e non in vista. È nella realtà della veglia che non gli piacciono, ed è sempre quando è arrabbiato che li vede, altrimenti non ci fa caso. 

Vorrei proprio trascinarlo lì per farglieli vedere, quei canovacci appesi.

Ne stacco uno e prendo ad asciugare il disco. Però è peggio di prima, ci sono  macchie di olio tonde sulla superficie, indelebili.  Torno nella stanza e  porgo il disco alla vecchia. Lei lo mette sul piatto,  abbassa il braccio e la puntina si adagia sul solco producendo un fruscio che dura qualche secondo. Segue poi una musica  e una voce di donna che canta.  

Mi sembra di sentire qualche altra voce, qualche altro suono di sottofondo un po’ inquietante e non so se il disco è rovinato.


Lunedì 1 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini

lunedì 24 novembre 2025

TANE SOTTERRANEE



Vedo un intrico di tane sotterranee, come nell'immagine, all'interno delle quali, invece di animali, vedo con stupore coppie che copulano in tutte le posizioni.

Lunedì, 24 novembre 2025

©️ Marzia Pasticcini

mercoledì 12 novembre 2025

Esperienze oniriche



Partendo a ritroso dall'ultima immagine, mentre mi avvicino al marciapiede di una piazza per attraversare la strada, vedo seduti su una panchina due ragazzi all’apparenza spagnoli che sembra parlino napoletano.

Io e mia figlia siamo uscite da un locale di lusso dove la proprietaria aveva fatto uscire alcuni intrusi, prima con le buone, poi alzando la voce e infine gridando a squarciagola.

Stiamo ora  sorvolando la città di notte, una città gotica illuminata da luci dorate. Passiamo lentamente sopra palazzi con torrette smerlate simili alla cattedrale di Notre Dame e palazzi fitti e un reticolato di vie. Siamo sospese nel vuoto tenendoci salde a qualcosa come a una sbarra di ferro.

L'immagine successiva, che poi andando a ritroso è la precedente, mi vede in compagnia di qualcuno, forse mia madre, nei pressi di un ascensore. Una fila interminabile di persone attende di salire. C’è troppa gente, allora ci spostiamo a sinistra verso l’interno del palazzo dove c’è un altro ascensore che nessuno o pochi altri conoscono. Saliamo al settimo piano. Nell’ultima e prima immagine sono nella mia città a una festa dove sono arrivati Franchino un mio ex collega con alcuni amici e amiche. Data la mia pigrizia non avrei mai pensato di muovermi con un mezzo per andare a una festa. Ma sono ben disposta e contenta di partecipare a questa senza che mi sia dovuta muovere. Tengo un bicchiere di whisky in mano e lo sorteggio di tanto in tanto. Mi vanto di bere superalcolici. Una ragazza, amica di Franchino, mi sorride, guardandomi con aria sorpresa. È compiaciuta, mi fa i complimenti.

“Eh sì” le dico “Ho fatto tante esperienze, sì… perché io sogno. Vivo tante vite!”.

Lei è ancora più sorpresa e compiaciuta per questa mia rivelazione.


Mercoledì 12 novembre 2025

©️ Marzia Pasticcini

venerdì 24 ottobre 2025

L'Interrogazione


Presa dall'entusiasmo per i miei interessi letterari, prendo a discorrere con un tizio che condivide le mie letture.

È il nuovo professore di lettere che ritrovo in classe. Sono incerta se presentarmi volontaria  per un esame o interrogazione. Ho con me un foglio A4 con il riepilogo del lavoro del mio autore preferito: dati anagrafici, biografia, opere, tematica. Cerco brevemente di fare un ripasso prima dell'esame, ma non trovo le date che dovrei ricordare. Non me ne faccio un problema e mi presento comunque all'esame.

Il giovane professore è entusiasta, e con sorpresa mia e della classe, invece di interrogarmi prende a ripetere a me e a tutta la classe tutto ciò che gli avevo riferito in una conversazione confidenziale sull'autore: tematica affrontata  linguaggio letterario utilizzato, opere lette ecc.

Venerdì 24 ottobre 2025

©️ Marzia Pasticcini