Cookies' Blog

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sabato 20 gennaio 2024

Il serpente e il fuoco

Io e mia figlia stiamo legando un grosso serpente boa o pitone a una struttura in acciaio. 

Lo leghiamo, in tutta la sua lunghezza, in orizzontale alle due estremità della struttura, come Gesù Cristo in croce.

Il serpente pare senza vita o narcotizzato.

Terminata questa operazione, ci spostiamo nella stanza attigua: un ampio disimpegno da cui si ha uno scorcio della stanza dove abbiamo legato il serpente.

Sedute su un dondolo a tre posti, sentiamo un rumore metallico. È il serpente che si sta svegliando sbattendo con forza, contro la struttura in acciaio, le catene che lo tengono stretto

Sentiamo tutta la sua potenza che aumenta sempre di più. Più aumenta e più ci fa paura. Lo temiamo a tal punto che non osiamo guardare avanti, solo una breve sbirciatina in direzione del rumore per individuarne  la fonte. Ma subito ci stringiamo di lato sul dondolo per distogliere lo sguardo.

In un’altra scena sono davanti al camino che deve essere acceso.

In un ampio calderone, posto sul lato sinistro del camino, metto alcuni tronchi piccoli e gli do fuoco con  più facilità che non nel camino centrale. Ma a una più attenta osservazione scorgo alcuni carboni ardenti sotto la cenere: sprazzi di rosso fluorescente che mi fa capire l'inutilità del mio gesto. Mi verrebbe l'impulso di afferrare a mani nude il calderone e versarne il contenuto sulle braci ancora vive, ma neanche uno straccio o un guanto da forno eviterebbero di bruciarmi. Penso alle conseguenze quando mi cade lo sguardo su un paio di lunghe pinze in ferro battuto che mi consentono di depositare ogni singolo ciocco di legno infuocato dal calderone al camino.

.Sabato, 20 gennaio 2024

©️ Marzia Pasticcini

martedì 16 gennaio 2024

PESCI, DESERTO (frammenti)



Affacciati alla finestra, io e Andrea, guardiamo fin dove lo sguardo può arrivare; in basso e all'orizzonte, distesi nella campagna sull'erba verde, persone prendono il sole.

Vorrei essere li e nel contempo sto bene dove sono.

Seduti sul muretto di una piscina, in verità un laghetto scavato nella pietra, abitato da pesci, passiamo del tempo in relax. Io gioco coi pesci. Lancio loro foglie e fili d’erba cui si attaccato con voracità. Arrivano a branchi nel momento in cui allungo loro i fili d'erba che prendono a mordere come caprette. Mi diverto a farli abboccare e a ritirare via I fili che si fanno sempre più corti. Qualche pesce vi rimane attaccato e qualcuno ricade giù e va a  finire fuori dall'acqua su un coperchio rovesciato o un piatto di plastica che galleggia sbattendo sul bordo. Allora aiuto i pesci rimasti fuori gettando loro acqua a piene mani.

In un negozio acquisto articoli di cancelleria che il commesso depone in due borse di plastica di cui non ricordo il contenuto, fatta eccezione per una risma di carta da stampante. Le borse sono talmente piene e pesanti che non so come trasportarle, dato che sono a piedi. 

Qualcuno dovrà accompagnarmi in macchina e il commesso dovrà farsi sostituire da qualcuno che nel frattempo tenga il negozio aperto. 

Compare allora la mia amica Florentina che non vedo da tempo. Insieme alle borse avevo anche una trousse con dentro un dentifricio avviato e che avevo pensato di darle e che poi mi riprendo, così come la promessa di prestarle alcuni libri di cui non riesco a separarmi; faccio passare del tempo in modo che lei se ne scordi.

Oltre l'orizzonte che vedo dalla finestra c'è un luogo che nessuno o pochi altri conoscono e che si raggiunge a piedi dopo una lunga estenuante camminata. È conosciuto come il deserto anche se é un luogo immerso nella fitta vegetazione e di straordinaria bellezza. Penso di proporre questo trekking esplorativo a Florentina.

16 gennaio 2024

©️ Marzia Pasticcini

domenica 14 gennaio 2024

IL TRATTORE E LA BICI (Due frammenti)

Sono in sella a una bici nei pressi di un incrocio, in una strada provinciale dove scorre il traffico. Sto per immettermi nella strada principaĺe per una destinazione a una decina di chilometri di distanza più facilmente copribili con un mezzo a motore, Ciò  nonostante la bici prende velocità, una velocità insolita come fossi in discesa lungo un crinale anche se viaggio in pianura,  Non sto neppure pedalando, sono bastate due o tre spinte sui pedali per raggiungere una velocità pazzesca. Sono preoccupata di trovare i freni  mentre il mezzo prende sempre più velocità senza che io pedali e si avvicina ad un auto ancora in lontananza.

Poi li trovo e impugno manubrio e freni con sollievo senza più preoccuparmi di stringerli. È come se volassi e nella corsa sfrenata mi si affianca a destra un uccellino multicolore all’altezza degli occhi. Sorpresa e felice lo saluto: “Ehi uccellino,uccellino!”.

Sono seduta a un tavolino di un locale all’aperto, dietro le mie spalle un muro. Mi volto e noto due bambini tedeschi di circa tre anni, uno in sella a un trattore e l’altro che lo spinge da terra. Lo spazio di manovra è talmente angusto che rimangono incastrati, impossibile per loro passare. Senza spostarmi per fare loro spazio chiedo in tedesco al bambino a terra: “dove vai (wohin fährst du)?

Il bambino non risponde, né alza la testa, ma continua a spingere imperterrito per aprirsi un varco ripetendo:  “ignorare…” seguito da un lungo elenco di istruzioni impartite loro dalla mamma e che continuano poi a recitare in una sorta di cantilena: “la mamma… la la la ignorare… tirare dritto…”.

Sono sorpresa e meravigliata di come le mamme tedesche istruiscono e lascino i bambini a cavarsela da soli.

Domenica 14 gennaio 2024

©️ Marzia Pasticcini