Cookies' Blog

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martedì 30 dicembre 2025

Cristalli di ghiaccio


Scoppia un Forte temporale, forte raffiche di vento spazzolano via la grande terrazza. Vola via l'ombrellone che si va a incastrare negli spazi della ringhiera. Corro fuori per tentare di riprenderlo, ma il vento lo spinge contro la ringhiera senza farlo cadere, è come vi fosse appiccicato. Non abbiamo neppure tolto le sedie.

Piovono grossi cristalli di ghiaccio, dei prismi lunghi dai 5 ai 10 cm di lunghezza. Cerco di riordinare le cose e in un certo modo ma devo completamente le cose.


©️ Marzia Pasticcini

Frammebti 30 dic 2025 - croissants senza zucchero

Scendiamo da un autobus ci salutiamo con un bacio sulle guance, io e le mie amiche. Andiamo a una conferenza nella facoltà di Lettere e Filosofia. Ci fermiamo prima presso un bar, risonante buffet. Vedo dur tavole colme fi croissant una con zucchero a velo sopra ma scelgo quelle senza zucchero. È buonissima, tenerissima.

Mercoledì 30 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini

lunedì 29 dicembre 2025

Casa di Antonia e auto-salotto


Sono a casa di Antonia B., la mia ex capoufficio. Ha una casa piccola e stipata di oggetti. La cosa mi rincuora perché non sono la sola ad avere ogni angolo della casa strapieno. Passo in rassegna ogni singolo scaffale e ogni mobile. Nel frattempo, Antonia, che era andata in un'altra stanza, girato l'angolo che conduce all'ingresso, mi viene incontro con in mano un sacchetto di cellophane contenente fette di pane: "Tieni, portalo alla tua bambina!". Rimango un po' perplessa, non capisco il senso delle fette di pane. Fossero stati biscotti, dolci o alle cose, lo capirei, ma non ho mai visto regalare fette di pane.

In quel mentre arriva il marito che mi porge un cane bianco e mi dice: "prendilo e portalo a casa!".

"Mia madre non lo vuole, un cane!" rispondo io.

La porta è aperta e il cane scappa via.

Cambio di scena in questa narrazione ricostruita a ritroso:

Siamo sedute in un'automobile: io; mia sorella e una tipa, una professionista, forse una giornalista, che nella seconda parte del sogno prenderà le sembianze di Antonia B.

L'interno dell'auto è proprio come un salottino, ma senza finestre. La giornalista, seduta sulla sua poltroncina o meglio su un divano a due posti è rivolta nel senso di marcia.  noi sediamo sull'altro divano di fronte a lei in senso contrario con le spalle rivolte verso l'autista che peraltro non si vede mai perché il salottino pare ermeticamente chiuso anche se confortevole.

La sensazione è di benessere viaggiare in auto con autista, in un salottino senza alcuna preoccupazione.

©️ Marzia Pasticcini

Martedì 5 agosto 2025



giovedì 25 dicembre 2025

25/12/25 Natale




Percorro la galleria di negozi e sulla sinistra,  lungo la parete, corre una panchina di marmo un po' sporca ma un po' più avanti è pulita e io mi sto domandando come si faccia a pulire bene il marmo e a sbiancarlo. Vedo una persona che la sta pulendo con una scopa dalle setole rigide. Poi più avanti il marmo è colorato e vedo alcune persone chine sulla panchina intente a lavorare. Chiedo loro come facciano a pulire il marmo colorato e loro mi dicono che lo stanno ancora dipingendo. È fresco e hanno tavolozze e panetti di colori a riquadri come tavolette di cioccolato fondente a cubi grandi, la forma di alcuni colori ricordano le costruzioni LEGO, soprattutto i colori rossi sono in rilievo grandi a forma di mezzo cono come gli anelli che si usano per cucire.

“Invidio i vostri colori” dico loro.


Nelle scene precedenti sono in un ristorante dove ha lavorato Camilla, dove ha finito da poco il servizio stagionale .  Sono intenta a pulire un teglia di acciaio. La sto scrostando con  una spugna e poi la ripasso con un po’ di carta da cucina. Ci sono ancora dei clienti seduti nel ristorante e so che mi stanno guardano il culo mentre sto pulendo.

A un certo punto arriva la signora c'ha dei dentini aguzzi, mi guarda e mi dice piano  senti allora guardiamo un po’, ci mettiamo d'accordo ora?

Le chiedo di ripetermi le cose perché  “... sa è la prima volta…forse… insomma è meglio. È sempre bene che mi spieghi meglio…” penso e le confesso. Perché se come dice mi dovrebbe dare tremila euro al mese.  Io accetto e poi improvvisamente penso come faccio a lavorare in questa cucina se sto già lavorando a Siena e poi anche ce l’ho Io questo posto come faccio per arrivarci in macchina.

Andrea passa a prendermi e mi aspetta una macchina nella piazzetta.


 In un'altra scena una collega di lavoro mi chiede se vado a mangiare con lei in un posto perché è più conveniente ma non mi ricordo cosa.


Mercoledì 25 dicembre 2025 Natale

©️ Marzia Pasticcini


mercoledì 24 dicembre 2025

Monsignore



Il panorama davanti a noi si estende a perdita d'occhio in fazzoletti di terra coltivata, un patchwork di bionde spighe di grano e riquadri colorati:  un arcobaleno di fiori, verdure e frutti biologici che mostro con entusiasmo a mia madre dal colle sovrastante. 

Sono sovraeccitata per la presenza di tutta questa abbondanza, a opera di una comunità ecologica  che si è insediata a valle, al punto da voler scattare una foto. C'è la luce giusta, il sole e il cielo azzurro, ma c'è un tale via vai di gente che si mette in mezzo, al ché la foto non riesce. L'immagine o è troppo scura, la luce non sembra quella giusta, o non rispetta i colori, e qualcuno si infila nel riquadro immediatamente al momento dello scatto, È impossibile immortalare quell'istante, per cui ci rinuncio.

Mi viene affidata momentaneamente una bambina piccola di poco più di 12 mesi che si avvicina pericolosamente al muretto privo di parapetto. L'afferro nel punto più pericoloso, dove il terreno è nudo e si sfalda. 

La alzo da terra e la prendo in collo; è un po' pesante, ma è soffice e tenerissima al contatto con la mia guancia.

C'è una festa, un gran banchetto, siamo seduti a un lungo tavolo in campagna con tanto cibo buono. C'è anche la mia amica Silvia che non vedo da decenni.  Vorrebbe la torta di formaggio, quel che ne resta,  ma Andrea la vuole per sé, perché troppo buona. Penso di dirle che non abbiamo resistito ed è stata fatta fuori.

Vicino alla campagna c'è un borghetto.  Mi avvicino e vado a chiedere informazioni per un corso. 

Varcato il portone accanto alla chiesa, nello spazio interno antistante un camino, vedo due suore vestite di nero sedute una di fronte all'altra su due sedie piccole di ferro con sedile e spalliera in formica color acqua marina. 

“Buongiorno!” le saluto con un filo di voce. La suora che mi volta le spalle si gira verso di me. Allo stesso modo chiedo se la sera fanno il corso.

 “Chieda a Monsignore!” dice questa e non aggiunge altro.

Senza alcun'altra indicazione da parte loro, vado avanti timorosa, perché non vedo nessuno davanti a me e sulla sinistra una fila di porte bianche chiuse che non oso aprire, ma che devo se voglio avere una risposta.

Con mano tremante spingo leggermente la prima porta. Nello spiraglio che si apre intravedo un lettino medico disfatto  con sopra un lenzuolo stropicciato. Sembra un'infermeria. Ritiro immediatamente la mano e la porta si richiude.

Vado avanti e allo stesso modo apro la seconda porta. 

Vedo una fila di letti da ospedale con l'intelaiatura in ferro smaltata di bianco e lenzuola bianche al cui interno giacciono malati. Rimango sulla porta ad osservare un lungo corridoio  dove passeggiano uno o due preti in tonaca nera. 

Chiedo loro di Monsignore e quando lui compare gli chiedo se la sera fanno il corso. 

Monsignore mi dice che sì il corso c'è e si terrà  alle quattro del pomeriggio. “Parleremo del figlio!” dice.

Manca solo un quarto d'ora alle quattro e sono senza auto; dovrò tornare con la macchina di mia madre. Sto pensando se partecipare o meno e se faccio in tempo.


Martedì 24 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini





martedì 23 dicembre 2025

Il Palazzo


Sto correndo appresso alla mia collega sul ghiaino che mi dà fastidio sotto la pianta dei piedi nudi. Vorrei librarmi in volo, ma continuo a camminare nonostante il dolore. Finalmente raggiungo i gradini che conducono al portone del palazzo. Entrata nell'androne,  percorro la prima rampa di scale quando il custode mi ferma.

“Mi manda il mio assessore…” mi giustifico. “La mia collega è appena entrata!”. Ma per quanto mi sforzi per spiegarmi, lui non vuole sentire ragioni e mi fa scendere, nel mentre vedo due tizi entrare dal portone d'ingresso: un ragazzino di circa 11 anni e un giovane adulto, entrambi dai capelli rossi. Penso a quanta responsabilità debba avere un custode di Palazzo a chi far entrare e a chi impedire l'ingresso. Potrebbero essere delinquenti o terroristi. Nel frattempo vedo sopraggiungere, sul balcone sovrastante, la mia collega, comparire di fretta da destra verso sinistra.

“Sonia, ti posso dare una mano?” le chiedo.

Si sofferma un attimo e, con un sorriso beffardo, scuote la testa e mi dice di no. Perplessa, rimango per un po’ interdetta e poi giro i tacchi e me ne vado di fretta, perché mi sono rotta le scatole.


Martedì 23 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini 

lunedì 22 dicembre 2025

Il profumo


Sto riempiendo una piccola boccetta di profumo e la porgo all’uomo in piedi alla mia sinistra. Tenendola fra l'indice e il pollice della mano sinistra, la alza contro luce per verificare il livello del colore dorato che si illumina. Non so che ruolo io abbia in questa situazione, ma non appena metto via o faccio portare via il contenitore a forma di gabbia, noto che sul fondo è rimasta un'unica boccetta di profumo dimenticata, simile alla classica boccetta di Guerlain con il tappino a forma di tetto spiovente.

"Ferma, un attimo…” dico rivolgendomi alla donna appena sopraggiunta per portare via la gabbia-contenitore. 

Recupero la boccetta mignon da circa 10 o 15 ml, la tengo fra il pollice e l'indice della mano sinistra, la stappo e aspiro l'odore del.liquido dorato. Sa di Chanel n. 5, un profumo talcato con un sentore pungente. L'uomo mi confessa che è il profumo che avrebbe scelto la moglie, in piedi alla mia destra, silenziosa, la testa abbassata, le mani sul grembo.

“SÌ, era questo il profumo che voleva, lo aveva visto in una pubblicità…”, dice l'uomo.

Nella boccetta c'è un frammento di qualcosa scivolato dentro. Vengo a sapere che è stato riaperto il caso.

Andando a ritroso mi vedo scivolare lungo  una strada in discesa che si estende all'orizzonte a gran velocità, non so con quale mezzo. E poi  intenta a scrivere qualcosa, un tema letterario, un racconto, o piuttosto un riassunto sullo stile di Jane Austen. È mia madre che mi ha dato questo compito. Non sono a capo di niente quando dice che il tempo per la consegna delle composizioni è quasi finito. Ma ho con me gli auricolari e i testi dei libri da recensire, così leggo e ascolto alcuni brani senza farmi vedere.


Lunedì 22 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini

domenica 21 dicembre 2025

La piazza


Ma dove sei?” domanda al cellulare Carla, la mia ex insegnante di scrittura creativa.

“Mah… sono in una piazza” azzardo mentre mi guardo attorno.

Davanti a me si apre uno spazio racchiuso fra due strade a scorrimento veloce. Una piccola piazza, con pini, aiuole e panchine, di cui non conosco il nome. Non è la mia città. 

Cerco qualche punto di riferimento che possa dare a Carla maggiori indicazioni. Mi sposto sul marciapiede della piazza antistante una delle due strade dove scorrono auto e altri mezzi rumorosi. Ferma sul cordolo, il cellulare all'orecchio, guardo di fronte a me, vedo la porta di un locale privo di insegna, probabilmente è un ristorante o una trattoria.

“Non so dove sono!”. Più avanti, pochi metri a sinistra c'è una intersezione con un'altra via priva di segnaletica. 

In alto, dalla parete che fa angolo, sporge l'ultima o la prima lettera di un'insegna luminosa a lettere singole. È stondata e rossa.

“Ahh… sono alla Coop!” le rivelò alla fine anche se non conosco la via.

Lei lo sa, ha capito e poco dopo ecco che arriva e si accosta all'angolo del  marciapiede di fronte alla Coop, troppo radente al muro. Faccio per salire dalla parte del passeggero, nel mentre sopraggiunge una ragazzina proveniente dal locale privo di insegna.

“Salite dietro…dall'altra parte!”, ci ordina Carla.


Domenica 21 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini


sabato 13 dicembre 2025

IL MONOPATTINO


A bordo di un monopattino, sto percorrendo una strada fuori città che costeggia la campagna su ambo i lati. 

Il manto stradale è asfaltato e cosi accelero premendo un tasto sul manubrio sinistro. Viaggio dolcemente e senza pensieri. Ogni tanto rallento, premendo il tasto del freno sul manubrio destro, quando  l'asfalto è rotto e in presenza di buche che scanso con facilità. Proseguo così per un po’, per fermarmi in una strada di campagna ad una Fontanella d'acqua per fare rifornimento.

Mi si accosta un bambino curioso di circa 8 o 9 anni. Vuole sapere cosa faccio. Gli confesso che il monopattino va ad acqua e che devo riempire il serbatoio.

Prendo a togliere strato dopo strato ogni cosa che era all'interno del monopattino e li appoggio sul muretto sovrastante la fontanella stando attenta ad impilare una sull'altra tutte le cose estratte per non farle cadere e cercare poi  il motore e la tanica. 

Mi ritrovo poi all'interno di una casa di campagna, probabilmente la casa del bambino, dove una donna anziana seduta di fronte a me, sicuramente la nonna, mi mostra i muri interni della casa che sono bianchi, bianchissimi e molto spessi. Mentre me li mostra e descrive mi avvicino a una parte e la tocco col palmo della mano sinistra quasi per constatarne la consistenza.

Ho poi la sensazione di avermi lasciato qualcosa alle spalle, dato che ogni tanto semino  gli oggetti ovunque,

Ah… il motore del monopattino… ho viaggiato senza motore!?

Mi accompagna il bambino, suggerisce la nonna, a bordo della sua bicicletta, io lo seguo a bordo del mio monopattino per tutto il percorso fino alla fontanella.

Sabato 13 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini


lunedì 1 dicembre 2025

Vinile


Sono a casa di una famiglia albanese. Una vecchia mi porge un vinile sporco, mi chiede di lavarlo. 

Vado in bagno, lo lavo sotto l'acqua corrente e un po' di sapone liquido. Non ho niente con cui asciugarlo. 

Così mentre mi avvicino in cucina, varcata la porta fra una stanza e l’altra, vedo in un angolo della cucina alcuni canovacci colorati appesi ad un gancio, come si trovano in tutte le case. 

A quella vista sarei tentata di far notare a mio marito dove anche loro tengono gli stracci per asciugare i piatti.  A  mio marito non piacciono, vorrebbe li tenessi in un cassetto o agganciati all'interno dell'anta della cucina, sotto il lavabo, e non in vista. È nella realtà della veglia che non gli piacciono, ed è sempre quando è arrabbiato che li vede, altrimenti non ci fa caso. 

Vorrei proprio trascinarlo lì per farglieli vedere, quei canovacci appesi.

Ne stacco uno e prendo ad asciugare il disco. Però è peggio di prima, ci sono  macchie di olio tonde sulla superficie, indelebili.  Torno nella stanza e  porgo il disco alla vecchia. Lei lo mette sul piatto,  abbassa il braccio e la puntina si adagia sul solco producendo un fruscio che dura qualche secondo. Segue poi una musica  e una voce di donna che canta.  

Mi sembra di sentire qualche altra voce, qualche altro suono di sottofondo un po’ inquietante e non so se il disco è rovinato.


Lunedì 1 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini

lunedì 24 novembre 2025

TANE SOTTERRANEE



Vedo un intrico di tane sotterranee, come nell'immagine, all'interno delle quali, invece di animali, vedo con stupore coppie che copulano in tutte le posizioni.

Lunedì, 24 novembre 2025

©️ Marzia Pasticcini

mercoledì 12 novembre 2025

Esperienze oniriche



Partendo a ritroso dall'ultima immagine, mentre mi avvicino al marciapiede di una piazza per attraversare la strada, vedo seduti su una panchina due ragazzi all’apparenza spagnoli che sembra parlino napoletano.

Io e mia figlia siamo uscite da un locale di lusso dove la proprietaria aveva fatto uscire alcuni intrusi, prima con le buone, poi alzando la voce e infine gridando a squarciagola.

Stiamo ora  sorvolando la città di notte, una città gotica illuminata da luci dorate. Passiamo lentamente sopra palazzi con torrette smerlate simili alla cattedrale di Notre Dame e palazzi fitti e un reticolato di vie. Siamo sospese nel vuoto tenendoci salde a qualcosa come a una sbarra di ferro.

L'immagine successiva, che poi andando a ritroso è la precedente, mi vede in compagnia di qualcuno, forse mia madre, nei pressi di un ascensore. Una fila interminabile di persone attende di salire. C’è troppa gente, allora ci spostiamo a sinistra verso l’interno del palazzo dove c’è un altro ascensore che nessuno o pochi altri conoscono. Saliamo al settimo piano. Nell’ultima e prima immagine sono nella mia città a una festa dove sono arrivati Franchino un mio ex collega con alcuni amici e amiche. Data la mia pigrizia non avrei mai pensato di muovermi con un mezzo per andare a una festa. Ma sono ben disposta e contenta di partecipare a questa senza che mi sia dovuta muovere. Tengo un bicchiere di whisky in mano e lo sorteggio di tanto in tanto. Mi vanto di bere superalcolici. Una ragazza, amica di Franchino, mi sorride, guardandomi con aria sorpresa. È compiaciuta, mi fa i complimenti.

“Eh sì” le dico “Ho fatto tante esperienze, sì… perché io sogno. Vivo tante vite!”.

Lei è ancora più sorpresa e compiaciuta per questa mia rivelazione.


Mercoledì 12 novembre 2025

©️ Marzia Pasticcini

venerdì 24 ottobre 2025

L'Interrogazione


Presa dall'entusiasmo per i miei interessi letterari, prendo a discorrere con un tizio che condivide le mie letture.

È il nuovo professore di lettere che ritrovo in classe. Sono incerta se presentarmi volontaria  per un esame o interrogazione. Ho con me un foglio A4 con il riepilogo del lavoro del mio autore preferito: dati anagrafici, biografia, opere, tematica. Cerco brevemente di fare un ripasso prima dell'esame, ma non trovo le date che dovrei ricordare. Non me ne faccio un problema e mi presento comunque all'esame.

Il giovane professore è entusiasta, e con sorpresa mia e della classe, invece di interrogarmi prende a ripetere a me e a tutta la classe tutto ciò che gli avevo riferito in una conversazione confidenziale sull'autore: tematica affrontata  linguaggio letterario utilizzato, opere lette ecc.

Venerdì 24 ottobre 2025

©️ Marzia Pasticcini

domenica 21 settembre 2025

Prova pagina sogni


Nell'ora della pausa pranzo mi prendo un intervallo  di  tempo per scendere giù con l'ascensore che si rivela essere un montacarichi. Me ne rendo conto perché le pareti non sono ferme, si muovono, e sulla base sono poste alcune pile di mattonelle di pietra serena, una di queste è appoggiata alla parete che copre uno spazio vuoto.

Premo il pulsante e la base del montacarichi prende a scendere e va giù senza fermarsi a nessun piano; mi porta a un magazzino sotterraneo. È una fabbrica dove non sono mai stata, non sapevo neppure che esistesse.  Mi guardo attorno e osservo ogni dettaglio. Vedo una donna che mi volta le spalle e grida qualcosa ai colleghi operai. Sta rimestando con vigore con la mano sinistra in una grossa ciotola, è mancina. Sta scioglindo una polvere marrone scuro testa di moro in un solvente per rendere omogeneo il preparato: un mordente per colorare prodotti di legno che producono in quella fabbrica sotterranea.

La donna è vestita di nero e tutto intorno a me è nero. Mi muovo accanto agli operai che non badano a me; passo in mezzo  a loro senza interagire con nessuno, come fossi invisibile o trasparente, in quell'ambiente in bianco e nero dal sapore antico e in assenza di colore.

Vado ancora avanti e in una stanza vedo due letti con due operai coricati che sembrano malati d'ospedale, oppure vivono lì. Anche lì tutto è in bianco e nero. Nessuno bada a me, nessuno mi vede. Sono invisibile, una mera osservatrice. Mi vengono in mente le frasi "piani bassi" e "voi dei piani alti".

Domenica 21 settembre 2025

©️ Marzia Pasticcini 

I Piani bassi


Nell'ora della pausa pranzo mi prendo un intervallo  di  tempo per scendere giù con l'ascensore che si rivela essere un montacarichi. Me ne rendo conto perché le pareti non sono ferme, si muovono, e sulla base sono poste alcune pile di mattonelle di pietra serena, una di queste è appoggiata alla parete che copre uno spazio vuoto.

Premo il pulsante e la base del montacarichi prende a scendere e va giù senza fermarsi a nessun piano; mi porta a un magazzino sotterraneo. È una fabbrica dove non sono mai stata, non sapevo neppure che esistesse.  Mi guardo attorno e osservo ogni dettaglio. Vedo una donna che mi volta le spalle e grida qualcosa ai colleghi operai. Sta rimestando con vigore con la mano sinistra in una grossa ciotola, è mancina. Sta scioglindo una polvere marrone scuro testa di moro in un solvente per rendere omogeneo il preparato: un mordente per colorare prodotti di legno che producono in quella fabbrica sotterranea.

La donna è vestita di nero e tutto intorno a me è nero. Mi muovo accanto agli operai che non badano a me; passo in mezzo  a loro senza interagire con nessuno, come fossi invisibile o trasparente, in quell'ambiente in bianco e nero dal sapore antico e in assenza di colore.

Vado ancora avanti e in una stanza vedo due letti con due operai coricati che sembrano malati d'ospedale, oppure vivono lì. Anche lì tutto è in bianco e nero. Nessuno bada me, nessuno mi vede. Sono invisibile, una mera osservatrice. Mi vengono in mente le frasi "piani bassi" e "voi dei piani alti".

Domenica 21 settembre 2025

©️ Marzia Pasticcini

martedì 16 settembre 2025

Dream signs


Rinchiusa in un palazzo ho ancora possibilità di movimento seppur limitata. Ne approfitto per prendere le cose personali cui tengo di più per portarle in salvo.

Per rientrare nella stanza dove dovrei stare, devo passare da una apertura rettangolare nella parete dell'ingresso chiusa da uno sportello metallico a ribaltina come quello dei portoni  d'ingresso per consentire l'entrata e l'uscita del gatto di casa.

La ragazza che mi tiene prigioniera ha distrattamente lasciato il suo cellulare. Me ne impossesso sperando che non se ne ricordi e mi sorprenda.

Provo a chiamare Andrea, ma il cellulare non sembra funzionare. Provo allora a chiamare mia madre, ma lei non capisce cosa stia dicendo. 

Il cellulare che non funziona coi tasti e i numeri che scompaiono sono un chiaro segnale che sto sognando.

Questo è un sogno... questo è un sogno.... continuo a ripetermi, anche se non ne sono pienamente convinta. Lo utilizzo quasi come un mantra, una parolina magica che mi porti altrove, lontano da situazioni di difficoltà... 

E mi ritrovo sveglia nel mio letto.

Domenica 7 settembre 2025



©️ Marzia Pasticcini

LA LIBRERIA UBIK

 LA LIBRERIA UBIK



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Percorro in bicicletta a velocità sostenuta, in tutta la sua lunghezza, il corridoio della galleria commerciale fino alla parete di fondo dove sono esposti attrezzi da ferramenta. Nel percorso di ritorno lo sguardo mi cade sull'insegna della libreria Ubik che ho appena passato. Torno indietro, smonto dalla bici e mi avvicino alla vetrina della libreria. Mi affaccio alla porta, la libreria vera e propria è situata al piano sopraelevato. I libri sono ancora esposti sugli scaffali visibili dalla parete di vetro, ma tutto è privo di colore, le luci sono spente, come una foto in bianco e nero. 

Varcata la porta d'ingresso, in mezzo alla sala antistante la libreria, è posto un grande tavolo rettangolare attorno al quale sono seduti giapponesi come in meditazione. Rimango per un po' interdetta, poi chiedo se la libreria sia ancora attiva. 

Mi risponde il giapponese seduto sul lato sinistro della stanza, seduto all'estremità del tavolo rispetto alla porta d'ingresso. Tutti sono muti, gli sguardi tutti rivolti verso di me,. L’immagine che mi si para davanti è molto inquietante per quella atmosfera buia e silenziosa.

Dalla voce della pubblicità della Suzuki vengo a sapere che la libreria è ancora esistente, ma i due proprietari marito e moglie, la signora col caschetto biondo, sono morti. Senza aggiungere parole, mi siedo accanto a loro.

Come se fossero riuniti per una seduta spiritica, chiedo loro di unire le mani a formare una catena.  Solo una donna si rifiuta. 

Io tengo la mano del giapponese dalla voce della pubblicità della Suzuki e dell'altro seduto accanto a me alla mia destra e rimaniamo in un solenne silenzio meditativo. Il giapponese dalla voce della pubblicità della Suzuki mi mostra un articolo di giornale con una foto dove è ripresa la scena che ho appena visto:  di loro seduti in meditazione attorno al tavolo nell'androne della libreria ubik, una libreria fantasma. 

Credo di ricordare che fossero riuniti per sconfiggere le malattie.

Più tardi mi trovo in una casa, nessuno sa dove io sia, e ripenso all'avventura che mi è successa. Non vedo l'ora di raccontare dove sono stata e cosa mi è capitato. 

Sono nel cortile di una scuola, non so perché sono lì. Ci sono i colloqui con i genitori e gli insegnanti. 

C'è una ragazza nel cortile, ci scontriamo malamente e ci facciamo male. Lei allora mi invita a casa sua, i genitori si sono dovuti assentare.  

Nella casa ritrovo il giapponese che ha la voce come la pubblicità della Suzuki. Mi mostra ancora l'articolo del giornale e la foto. 

Il giapponese si è allontanato ed è giù nel giardino. Ho con me l'articolo ma la foto non riesco a ritrovarla, credo ce l'abbia lui, voglio farmela ridare. 

Cerco il cellulare perché voglio scattare una foto all'articolo ma soprattutto all'immagine inquietante in bianco e nero della seduta. Poi perdo di vista anche il cellulare. 

Nel frattempo la ragazza che ho conosciuto torna col suo cellulare che riproduce un video: la pubblicità di una bibita simile alla coca-cola dove il protagonista, più giovane, parla con la stessa voce della pubblicità della Suzuki.

"È lui!” mi dice la ragazza “tempo fa faceva la pubblicità". 

L’avere fatto la catena di mani, quando mi sono seduta con loro attorno al tavolo in meditazione, lui mi ha dato un senso di pace e di empatia, condizione per ricevere il dono della guarigione imponendo le mani. 

La ragazza dopo torna col mio cellulare, è bianco a differenza di quello nero della veglia. Le do il mio numero affinché mi faccia uno squillo e possa registrare il suo.

Chiedo della foto e dell'articolo di giornale e dove sia lui. 

"È in giardino a meditare" mi risponde. 

Giriamo per casa, vedo alcune monete su uno scaffale. Ho un incredibile voglia di prenderle e glielo dico. In fondo alla stanza su un altro scaffale sono riposte borse e borsette, è il deposito dei suoi genitori. 

Sento lo scatto della serratura della porta d'ingresso, sono di ritorno ai suoi genitori. 

Corro a rifugiarmi nella sua stanza per avvertirla, poi lei si alza, va a parlare con i suoi, ma loro non la sgridano come temevo, le parlano in maniera e tono ragionevole. 

Poi esco pure io e la signora mi guarda con un'aria interrogativa da déjà vu.

"Sì, ci siamo viste alla scuola!” le confermo. Con loro c'è un dottorino, non è ancora laureato, ma in grado di curare qualcuno, è biondo e carino, poi vedo qualcuno disteso su un letto o su una barella.

Domenica 14 settembre 2025

©️ Marzia Pasticcini





sabato 6 settembre 2025

NAPOLI


Viaggiamo su una strada stretta e tortuosa che somiglia più a un sentiero tra aiuole. Non ho alcun ricordo al risveglio dei miei compagni di viaggio, ma solo che siamo a Napoli, perché  il Maschio Angiono si erge alla mia destra. 

Non ricordo né lo scopo né il mezzo del viaggio, probabilmente un'auto.
Il tempo è come azzerato, perché l'immagine successiva è quella del ritorno col Maschio Angioino che si erge stavolta in alto sulla sinistra e con le medesime sensazioni di stupore, perché la strada da percorrere è un sentiero stretto e tortuoso.

Sabato 6 settembre 2025
©️ Marzia Pasticcini

domenica 31 agosto 2025

RIENTRO DA LONDRA


Stiamo programmando il rientro da Londra e ci troviamo in un ufficio per prenotare i biglietti aerei. Alcuni ufficiali lì presenti in uniforme di colore bianco parlottano tra loro e uno di questi che parla italiano, ridacchiando in maniera ironica, se ne esce con: “non è che caschino questi aerei, ma sono dei Black Box”, ovvero degli aerei stile charter ma chiusi, una sorta di scatola nera, chiusa, senza finestrini da cui non puoi vedere l'esterno.

Ho una piantina con un percorso da seguire e mi faccio accompagnare all'esterno da una ufficiale o hostess anch'essa in divisa bianca. Scendiamo di fretta le scale e mi soffermo un attimo per raccogliere dieci centesimi. Lei sorpresa si volta indietro per chiedere cosa stia facendo. Cerco di sviare la sua attenzione con un “niente…” mentre mi rialzo con indifferenza e la seguo.

Arrivate in fondo alle scale, prima di varcare il portone d'ingresso, sparsi sull'angolo destro del pavimento scorgo una certa quantità di monete da 50 centesimi, non so se euro o sterline e altri spiccioli. Mi chino a raccoglierne quante più riesca a contenere la mia mano, due o tre di quelle più grandi e altre piccole, trattenendomi  da prenderne di più per puro scrupolo.

La ragazza ufficiale mi accompagna in auto, corre veloce, insinuandosi tra un'auto e l'altra,  sorpassando a zig zag in uno spazio così ristretto di pochi centimetri che mi immagino l'impatto violento. Ma contrariamente alle mie aspettative, scivola oltre, senza alcun danno.

“Sei brava…, bravissima!” le dico.

Arrivate in una vasta area panoramica, una sorta di Belvedere, mi dice che le monete vicino alla porta d'ingresso le lasciano loro appositamente per gli italiani. Pensavo non se ne fosse accorta che ne avevo prese qualcuna, credevo proprio di averla fatta pulita.

Devo raggiungere Andrea.

Noto alcuni autobus in manovra per la partenza mentre sopraggiungono correndo all’ultimo minuto alcuni ragazzini con zaino in spalla. Ancora in movimento si riaprono le porte scorrevoli sul lato posteriore per farli salire.

Cambio di scena: studenti di inglese cui  chiedo di inventare storie o gliele racconto io. Plastico di architettura che è anche un contenitore per il cibo. Arrivano alcuni ingegneri che si fermano a  mangiare lì. 

La professoressa mi carica di testi da studiare, mi regala tre volumi monotematici, si tratta di un corso universitario sui metalli.

Tiene una lezione sui cristalli in un edificio con una vasca piena di acqua dove immergo le mani per cercare i cristalli. Tiro fuori manciate di sassi, poi ne tiro fuori due, alcune sono schegge. lamine bianche semitrasparenti, quando dall'acqua emerge in superficie un pesce che boccheggia. Sono andata a smuovere il suo ambiente naturale.  Guardando sulla superficie l'acqua è torbida, ma dalle pareti di vetro si vedono pesci e altri animali anfibi che giacciono sul fondo. Non si muovono, stanno sul fondo in santa pace. Solo un pesce sembra morto, lo avevo notato prima: un'ombra scura, immobile, accanto al pesce che era risalito in superficie boccheggiando per verificare cosa stesse succedendo dopo che avevo smosso le acque.

L'altro cristallo che trovo lo porgo alla professoressa, soddisfatta questa volta perché ne ho trovato uno con una forma ben definita: un solido romboidale, un cristallo biterminato, ma non sfaccettato, come due coni uniti alla base.

C’è una discussione in corso della professoressa con un'altra studentessa e due uomini seduti a un tavolino che discutono dell'oro. 

Su un piattino o vedo che c'è un orecchino con una pietra verde. Lo prendo, la ragazza si gira e vede che ho in mano l'orecchino. Non so se parlano di questo o dell'oro come materiale.

Una collega è stata promossa a Maggiore, scende le scale vestita con giacca rossa e cappello rosso a cilindro con una penna, mentre altre due colleghe in cima alle scale se la ridono della cosa.

“Fatemi salire le scale in pace!” le esorto, per non cadere, in preda alle loro prese in giro e risate.


©️ Marzia Pasticcini

Domenica, 31 agosto 2025

venerdì 8 agosto 2025

Il pavimento

Non appena varcata la soglia di un appartamento di cui non ricordo niente: né chi ci vive, né cosa ci faccio, mi accorgo che il pavimento è macchiato di vernice nera, dall'aspetto indelebile. È visibile subito nell'ampio ingresso. Io sono lì di fronte e da dietro l'angolo filtrano le voci dei padroni di casa. La cosa mi preoccupa, sia come fare a porvi rimedio che a non farmi sorprendere lì.

Poi non so come, né a opera di chi, il pavimento è perfettamente smacchiato e pulito.


©️ Marzia Pasticcini

Venerdì, 8 agosto 2025




martedì 15 luglio 2025

Scale e rossetti


Sono in un negozio di alimentari. Alcune persone mi ostruiscono il passaggio. Così le supero camminando sul bordo rialzato del pavimento che corre lungo la parete di sinistra, un bordo molto stretto su cui mi inerpico e che percorro con facilità e velocità. Afferro i prodotti per la colazione: un sacco di brioche e altro.

Cambio di scena

Questa volta sto salendo su una scala a vista di un interno, i cui  gradini sembrano sospesi in aria. La sala sottostante è affollata per qualche evento mondano. Arrivata un po’ prima dell'ultimo gradino, getto uno sguardo alla sala e alla gente sottostante, cercando di mostrare indifferenza, perché  alcuni oggetti posti in mostra sul bordo in alto del mobile addossato alla ringhiera della scalinata attirano la mia attenzione. Sono curiosa, ma non voglio che qualcuno se ne accorga.

Sono scatolette di cosmetici, rossetti per lo più di cui mi voglio impossessarsi. Uno in particolare mi attira per il colore rosa fluorescente che mi sembra indovinare dal coperchio, ma quando lo esamino, il rossetto all'interno è di un colore più tenue, tendente al beje. Svito altri astucci furtivamente e mi rendo conto con disappunto che sono per lo più usati e alcuni rovinati, dall'aspetto granuloso per la presenza di granelli di polvere e briciole di pane.


Martedì 15 luglio 2025

©️ Marzia Pasticcini

mercoledì 9 luglio 2025

Questo è un sogno, questo è un sogno, questo è un sogno

Sono in gita in una città straniera con i miei colleghi e colleghe d'ufficio fra cui c'è Sonia. 

Ci fermiamo in un'area balneare, una piscina. È  uno spazio ampio, credo che al posto dell'acqua ci sia sabbia e il bordo della piscina è un muro alto e stretto. Siamo sedute sul bordo della piscina con le gambe penzoloni. È l'ora di andare via, ma non si può passare se le ultime sedute sul muro non si alzano e se ne vanno per prime.

Il resto del gruppo proviene da una stanza interna alla mia destra -- io sono l'ultima seduta sul muro -- una stanza in cui non sono stata e di cui sono curiosa. Voglio vedere che cosa c'è. 

Appena se ne sono andate tutte, mi avvio di corsa per dare una fugace occhiata: è un ambiente ampio, ci sono tavoli, sedie, persone, sembra una biblioteca. Ma è tardi, devo raggiungere le altre. Mi vesto alla svelta, mi lascio addosso il costume e metto solo un paio di scaldamuscoli e un coprispalle. 

Appena in strada vedo che l'autobus è partito.         

Cerco il telefono per chiamare Sonia. Rovisto nella borsa e trovo un vecchio cellulare Nokia senza SIM. Lo rimetto dentro e viene fuori un vecchio telefono bianco Telecom con tastiera."Questo è un sogno, Questo è un sogno, Questo è un sogno!",  mi ripeto più volte, anche se è tutto reale. 

Sono consapevole che tutto è reale, ma non si sa mai. Meglio ripeterlo all'infinito. Sto pensando questo, quando mi sento chiamare da un ragazzo e una ragazza, due partecipanti alla gita che come me sono rimasti a piedi. Decidiamo di tornare a piedi come se facessimo una passeggiata. Ci ritroviamo così in un quartiere silenzioso, pieno di pace, con case  accoglienti."Che bello perdersi, se non ci si perde non si scoprono mai le cose nuove! Che bello vivere in un ambiente così, senza mezzi e senza preoccupazioni!" dico io mentre apprezzo le architetture locali:  palazzine a due piani, per me molto esotiche, con le loro finestre, il verde, gli uccellini e la pace del paesaggio. Camminiamo e ci ritroviamo in Churchill Road che prendo a osservare e che mi ricorda Haruyoshi il mio amico Giapponese, penso di scattare una foto e inviargliela.                      


©️ Marzia Pasticcini

 mercoledì 9 luglio 2025

martedì 20 maggio 2025

BALOO


Sono scesa dall'autobus e ho subito  attraversato la strada per poter andare al bar per un caffè. Quando sul marciapiede incontro una ragazza bionda col suo cane dello stesso colore di capelli. 

Mi soffermo un attimo per cercare il telefono che avevo messo in borsa alla rinfusa. Non lo trovo alla prima, così prendo a rovistare in lungo e in largo. Al che il cane si punta e non ne vuol sapere di camminare. 

La ragazzo lo tira via e lui si gira verso di me e mi guarda negli occhi, in attesa. Lei lo incita e lui niente da fare, anzi si muove verso di me quasi sorridesse. 

Io cerco il telefono e lei gli fa: "gnamo Baloo, non ha niente, non c'è niente da mangiare". Ma lui imperterrito vuole venire da me, tirando il guinzaglio mentre io continuo a cercare il cellulare. 

"Pensa sempre che nelle borse ci sia qualcosa da mangiare... vieni Baloo, non ha niente da mangiare!" Alla fine trovo il telefono è lo tiro fuori. 

"Hai visto Baloo... era un telefono. Vieni!". Baloo ha capito, mi guarda, sorride, si volta e se ne va scodinzolando. 

Non ho resistito e ho sentito di dovergli fare una foto. Al comando "seduto!", si è addirittura messo in posa.

Martedì 20 maggio 2025

©️ Marzia Pasticcini