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martedì 16 settembre 2025

LA LIBRERIA UBIK

 LA LIBRERIA UBIK



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Percorro in bicicletta a velocità sostenuta, in tutta la sua lunghezza, il corridoio della galleria commerciale fino alla parete di fondo dove sono esposti attrezzi da ferramenta. Nel percorso di ritorno lo sguardo mi cade sull'insegna della libreria Ubik che ho appena passato. Torno indietro, smonto dalla bici e mi avvicino alla vetrina della libreria. Mi affaccio alla porta, la libreria vera e propria è situata al piano sopraelevato. I libri sono ancora esposti sugli scaffali visibili dalla parete di vetro, ma tutto è privo di colore, le luci sono spente, come una foto in bianco e nero. 

Varcata la porta d'ingresso, in mezzo alla sala antistante la libreria, è posto un grande tavolo rettangolare attorno al quale sono seduti giapponesi come in meditazione. Rimango per un po' interdetta, poi chiedo se la libreria sia ancora attiva. 

Mi risponde il giapponese seduto sul lato sinistro della stanza, seduto all'estremità del tavolo rispetto alla porta d'ingresso. Tutti sono muti, gli sguardi tutti rivolti verso di me. L’immagine che mi si para davanti è molto inquietante per quella atmosfera buia e silenziosa.

Dalla voce della pubblicità della Suzuki vengo a sapere che la libreria è ancora esistente, ma i due proprietari marito e moglie, la signora col caschetto biondo, sono morti. Senza aggiungere parole, mi siedo accanto a loro.

Come se fossero riuniti per una seduta spiritica, chiedo loro di unire le mani a formare una catena.  Solo una donna si rifiuta. 

Io tengo la mano del giapponese dalla voce della pubblicità della Suzuki e dell'altro seduto accanto a me alla mia destra e rimaniamo in un solenne silenzio meditativo. Il giapponese dalla voce della pubblicità della Suzuki mi mostra un articolo di giornale con una foto dove è ripresa la scena che ho appena visto:  di loro seduti in meditazione attorno al tavolo nell'androne della libreria ubik, una libreria fantasma. 

Credo di ricordare che fossero riuniti per sconfiggere le malattie.

Più tardi mi trovo in una casa, nessuno sa dove io sia, e ripenso all'avventura che mi è successa. Non vedo l'ora di raccontare dove sono stata e cosa mi è capitato. 

Sono nel cortile di una scuola, non so perché sono lì. Ci sono i colloqui con i genitori e gli insegnanti. 

C'è una ragazza nel cortile, ci scontriamo malamente e ci facciamo male. Lei allora mi invita a casa sua, i genitori si sono dovuti assentare.  

Nella casa ritrovo il giapponese che ha la voce come la pubblicità della Suzuki. Mi mostra ancora l'articolo del giornale e la foto. 

Il giapponese si è allontanato ed è giù nel giardino. Ho con me l'articolo ma la foto non riesco a ritrovarla, credo ce l'abbia lui, voglio farmela ridare. 

Cerco il cellulare perché voglio scattare una foto all'articolo ma soprattutto all'immagine inquietante in bianco e nero della seduta. Poi perdo di vista anche il cellulare. 

Nel frattempo la ragazza che ho conosciuto torna col suo cellulare che riproduce un video: la pubblicità di una bibita simile alla coca-cola dove il protagonista, più giovane, parla con la stessa voce della pubblicità della Suzuki.

"È lui!” mi dice la ragazza “tempo fa faceva la pubblicità". 

L’avere fatto la catena di mani, quando mi sono seduta con loro attorno al tavolo in meditazione, lui mi ha dato un senso di pace e di empatia, condizione per ricevere il dono della guarigione imponendo le mani. 

La ragazza dopo torna col mio cellulare, è bianco a differenza di quello nero della veglia. Le do il mio numero affinché mi faccia uno squillo e possa registrare il suo.

Chiedo della foto e dell'articolo di giornale e dove sia lui. 

"È in giardino a meditare" mi risponde. 

Giriamo per casa, vedo alcune monete su uno scaffale. Ho un incredibile voglia di prenderle e glielo dico. In fondo alla stanza su un altro scaffale sono riposte borse e borsette, è il deposito dei suoi genitori. 

Sento lo scatto della serratura della porta d'ingresso, sono di ritorno i suoi genitori. 

Corro a rifugiarmi nella sua stanza per avvertirla, poi lei si alza, va a parlare con i suoi, ma loro non la sgridano come temevo, le parlano in maniera e tono ragionevole. 

Poi esco pure io e la signora mi guarda con un'aria interrogativa da déjà vu.

"Sì, ci siamo viste alla scuola!” le confermo. Con loro c'è un dottorino, non è ancora laureato, ma in grado di curare qualcuno, è biondo e carino, poi vedo qualcuno disteso su un letto o su una barella.

Domenica 14 settembre 2025

©️ Marzia Pasticcini





domenica 16 maggio 2021


Sogno lucido con stabilizzazione della scena


ANTEFATTO NELLO STATO DI VEGLIA


Stamattina presto mi alzo per andare in bagno, poi preparo una tisana di acqua e limone con un po' di miele.

Saranno state le 7 quando Andrea mi chiede un caffè, al che mi rifiuto di farlo perché voglio per prima cosa bermi la tisana.

Torno a letto e mi addormento.

Qualche ora più tardi, Camilla e Andrea si alzano, li sento tra il dormiveglia che armeggiano in cucina per preparare il caffè e la colazione.

Decido di alzarmi anche io, anche se controvoglia, perché il desiderio di caffè si fa sentire, ma ho ancora molto sonno.

Mi giro nel letto e cambio posizione.


STATO IPNAGOGICO

Li sento discutere se prendere prima caffè o fare colazione. Penso di prendere il caffè e finalmente mi decido ad alzarmi.


RISVEGLIO NELLO STATO DI SOGNO LUCIDO

Mi alzo, guardo fuori dalla finestra. È una giornata di sole. Il cielo è azzurro e i riflessi del sole scintillano sulle increspature del mare blu.

Un galeone sta entrando in porto, le vele innalzate. Lo seguo con lo sguardo mentre si fa strada verso di me, seguito da presso da una nave di epoca contemporanea.

Corro in cucina gridando a Camilla e Andrea di guardare fuori. Torno a guardare la scena: lo scintillare del sole dorato, il galeone che avanza seguito dalla nave che è entrata completamente nel mio campo visivo.

Giro lo sguardo verso l'altra finestra del nostro appartamento situato in una mansarda che si affaccia sui tetti di Siena.

Sotto di me, perfettamente schierate, come su un pendio, piccole casette rosse dal tetto spiovente, come uscite fuori da un film di Hayao Miyazaki.

"Sto sognando...

Stiamo sognando, STIAMO TUTTI SOGNANDO!", vado gridando, trascinando Andrea e Camilla verso le finestre.

"STIAMO SOGNANDO TUTTI!" grido al massimo della voce, mentre continuo a trascinare Andrea per farlo guardare fuori, mentre Camilla, impegnata in cucina, volta lo sguardo, sorpresa verso di me senza abbandonare la sua postazione.

"Sèh..., sogna lei" cerca di sminuire la cosa Andrea.

"Ma come… queste casette rosse, questi tettucci, il mare... il sole che rifulge tra le onde..." sto tentando di obiettare.

Giro di nuovo lo sguardo fuori e la scena non cambia: il galeone avanti, seguito dalla nave moderna e le casette rosse sul tetto sottostante, ma lui non mi crede.

Mi precipito fuori dall'appartamento per cercare una conferma alle mie sensazioni, Devo trovare qualcosa, una pubblicazione di qualsiasi genere, in stampa o su internet che confermi o smentisca la presenza del mare nella città in cui abito. Mi ritrovo in un luogo pubblico, dove è in corso una mostra. Il curatore illustra l'evento con una proprietà di linguaggio tale da sembrare impossibile si tratti di un sogno; cerco così di memorizzare quanto più possibile del suo discorso. Mentre mi avvio verso il mio appartamento, presa dalla frenesia, quasi travolgo due signore sedute su una panchina in un corridoio del palazzo. Inciampo sui loro piedi e caldo a terra. Mi rialzo scusandomi e corro verso il mio appartamento.

La porta è aperta e due ragazzini guardano dei cartoncini Bristol su uno scaffale del mio appartamento. Chiedo loro cosa facciano lì e cosa intendono fare, mi rispondono che hanno bisogno di un cartoncino per un disegno che devono presentare a scuola.

Su quello che hanno già in mano sono annotati alcuni numeri di telefono e il mio mome e indirizzo. Mi scuso con loro dispiaciuta e me lo riprendo.

Scendo con Camilla in un corridoio affollato come il sottopasso della stazione di Firenze. Davanti a un negozio un gattino tigrato appena nato muove i primi passi a piccoli balzi come un cerbiatto. Non osiamo avvicinarci dato che la mamma gatta acquattata in un angolo non lo perde di vista mentre il cucciolo appare e scompare tra i piedi dei passanti. 

La scena scompare e mi ritrovo nel letto.


RISVEGLIO

Dalla cucina Il gorgoglio della moka e l'aroma del caffè che Camilla ha appena fatto mi sorprendono nel letto.

Era davvero un sogno lucido e ho perso

tempo per cercare di convincere gli altri.


©️ Marzia Pasticcini

Domenica, 16 maggio 2021


martedì 26 novembre 2013

Cookies' Blog: Il mio caro amico Walter Fusi

Cookies' Blog: Il mio caro amico Walter Fusi: Molti anni fa, la prima volta che andai a trovarlo all'Isola d'Elba, dove risiedeva per molti mesi l'anno, non avevo l'...

venerdì 23 dicembre 2011

Il mio caro amico Walter Fusi

Molti anni fa, la prima volta che andai a trovarlo all'Isola d'Elba, dove risiedeva per molti mesi l'anno, non avevo l'indirizzo. Sapevo solamente che abitava a Patresi, in una casetta sul costone da cui si godeva una stupenda vista sul mare.Sapevo altresì che dipingeva all'aperto. Non c'erano indicazioni, né anima viva quando arrivai.Il primo indizio, a mio favore, furono i panni stesi ad asciugare:una camicia azzurra ed una maglietta gialla. E poi...tre gocce di colore sui sassi: giallo, rosso e blu. 

© Marzia Pasticcini
Venerdì 23 dicembre 2011