Cookies' Blog

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martedì 30 dicembre 2025

Cristalli di ghiaccio


Scoppia un Forte temporale, forte raffiche di vento spazzolano via la grande terrazza. Vola via l'ombrellone che si va a incastrare negli spazi della ringhiera. Corro fuori per tentare di riprenderlo, ma il vento lo spinge contro la ringhiera senza farlo cadere, è come vi fosse appiccicato. Non abbiamo neppure tolto le sedie.

Piovono grossi cristalli di ghiaccio, dei prismi lunghi dai 5 ai 10 cm di lunghezza. Cerco di riordinare le cose e in un certo modo ma devo completamente le cose.


©️ Marzia Pasticcini

Frammebti 30 dic 2025 - croissants senza zucchero

Scendiamo da un autobus ci salutiamo con un bacio sulle guance, io e le mie amiche. Andiamo a una conferenza nella facoltà di Lettere e Filosofia. Ci fermiamo prima presso un bar, risonante buffet. Vedo dur tavole colme fi croissant una con zucchero a velo sopra ma scelgo quelle senza zucchero. È buonissima, tenerissima.

Mercoledì 30 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini

lunedì 29 dicembre 2025

Casa di Antonia e auto-salotto


Sono a casa di Antonia B., la mia ex capoufficio. Ha una casa piccola e stipata di oggetti. La cosa mi rincuora perché non sono la sola ad avere ogni angolo della casa strapieno. Passo in rassegna ogni singolo scaffale e ogni mobile. Nel frattempo, Antonia, che era andata in un'altra stanza, girato l'angolo che conduce all'ingresso, mi viene incontro con in mano un sacchetto di cellophane contenente fette di pane: "Tieni, portalo alla tua bambina!". Rimango un po' perplessa, non capisco il senso delle fette di pane. Fossero stati biscotti, dolci o alle cose, lo capirei, ma non ho mai visto regalare fette di pane.

In quel mentre arriva il marito che mi porge un cane bianco e mi dice: "prendilo e portalo a casa!".

"Mia madre non lo vuole, un cane!" rispondo io.

La porta è aperta e il cane scappa via.

Cambio di scena in questa narrazione ricostruita a ritroso:

Siamo sedute in un'automobile: io; mia sorella e una tipa, una professionista, forse una giornalista, che nella seconda parte del sogno prenderà le sembianze di Antonia B.

L'interno dell'auto è proprio come un salottino, ma senza finestre. La giornalista, seduta sulla sua poltroncina o meglio su un divano a due posti è rivolta nel senso di marcia.  noi sediamo sull'altro divano di fronte a lei in senso contrario con le spalle rivolte verso l'autista che peraltro non si vede mai perché il salottino pare ermeticamente chiuso anche se confortevole.

La sensazione è di benessere viaggiare in auto con autista, in un salottino senza alcuna preoccupazione.

©️ Marzia Pasticcini

Martedì 5 agosto 2025



giovedì 25 dicembre 2025

25/12/25 Natale




Percorro la galleria di negozi e sulla sinistra,  lungo la parete, corre una panchina di marmo un po' sporca ma un po' più avanti è pulita e io mi sto domandando come si faccia a pulire bene il marmo e a sbiancarlo. Vedo una persona che la sta pulendo con una scopa dalle setole rigide. Poi più avanti il marmo è colorato e vedo alcune persone chine sulla panchina intente a lavorare. Chiedo loro come facciano a pulire il marmo colorato e loro mi dicono che lo stanno ancora dipingendo. È fresco e hanno tavolozze e panetti di colori a riquadri come tavolette di cioccolato fondente a cubi grandi, la forma di alcuni colori ricordano le costruzioni LEGO, soprattutto i colori rossi sono in rilievo grandi a forma di mezzo cono come gli anelli che si usano per cucire.

“Invidio i vostri colori” dico loro.


Nelle scene precedenti sono in un ristorante dove ha lavorato Camilla, dove ha finito da poco il servizio stagionale .  Sono intenta a pulire un teglia di acciaio. La sto scrostando con  una spugna e poi la ripasso con un po’ di carta da cucina. Ci sono ancora dei clienti seduti nel ristorante e so che mi stanno guardano il culo mentre sto pulendo.

A un certo punto arriva la signora c'ha dei dentini aguzzi, mi guarda e mi dice piano  senti allora guardiamo un po’, ci mettiamo d'accordo ora?

Le chiedo di ripetermi le cose perché  “... sa è la prima volta…forse… insomma è meglio. È sempre bene che mi spieghi meglio…” penso e le confesso. Perché se come dice mi dovrebbe dare tremila euro al mese.  Io accetto e poi improvvisamente penso come faccio a lavorare in questa cucina se sto già lavorando a Siena e poi anche ce l’ho Io questo posto come faccio per arrivarci in macchina.

Andrea passa a prendermi e mi aspetta una macchina nella piazzetta.


 In un'altra scena una collega di lavoro mi chiede se vado a mangiare con lei in un posto perché è più conveniente ma non mi ricordo cosa.


Mercoledì 25 dicembre 2025 Natale

©️ Marzia Pasticcini


mercoledì 24 dicembre 2025

Monsignore



Il panorama davanti a noi si estende a perdita d'occhio in fazzoletti di terra coltivata, un patchwork di bionde spighe di grano e riquadri colorati:  un arcobaleno di fiori, verdure e frutti biologici che mostro con entusiasmo a mia madre dal colle sovrastante. 

Sono sovraeccitata per la presenza di tutta questa abbondanza, a opera di una comunità ecologica  che si è insediata a valle, al punto da voler scattare una foto. C'è la luce giusta, il sole e il cielo azzurro, ma c'è un tale via vai di gente che si mette in mezzo, al ché la foto non riesce. L'immagine o è troppo scura, la luce non sembra quella giusta, o non rispetta i colori, e qualcuno si infila nel riquadro immediatamente al momento dello scatto, È impossibile immortalare quell'istante, per cui ci rinuncio.

Mi viene affidata momentaneamente una bambina piccola di poco più di 12 mesi che si avvicina pericolosamente al muretto privo di parapetto. L'afferro nel punto più pericoloso, dove il terreno è nudo e si sfalda. 

La alzo da terra e la prendo in collo; è un po' pesante, ma è soffice e tenerissima al contatto con la mia guancia.

C'è una festa, un gran banchetto, siamo seduti a un lungo tavolo in campagna con tanto cibo buono. C'è anche la mia amica Silvia che non vedo da decenni.  Vorrebbe la torta di formaggio, quel che ne resta,  ma Andrea la vuole per sé, perché troppo buona. Penso di dirle che non abbiamo resistito ed è stata fatta fuori.

Vicino alla campagna c'è un borghetto.  Mi avvicino e vado a chiedere informazioni per un corso. 

Varcato il portone accanto alla chiesa, nello spazio interno antistante un camino, vedo due suore vestite di nero sedute una di fronte all'altra su due sedie piccole di ferro con sedile e spalliera in formica color acqua marina. 

“Buongiorno!” le saluto con un filo di voce. La suora che mi volta le spalle si gira verso di me. Allo stesso modo chiedo se la sera fanno il corso.

 “Chieda a Monsignore!” dice questa e non aggiunge altro.

Senza alcun'altra indicazione da parte loro, vado avanti timorosa, perché non vedo nessuno davanti a me e sulla sinistra una fila di porte bianche chiuse che non oso aprire, ma che devo se voglio avere una risposta.

Con mano tremante spingo leggermente la prima porta. Nello spiraglio che si apre intravedo un lettino medico disfatto  con sopra un lenzuolo stropicciato. Sembra un'infermeria. Ritiro immediatamente la mano e la porta si richiude.

Vado avanti e allo stesso modo apro la seconda porta. 

Vedo una fila di letti da ospedale con l'intelaiatura in ferro smaltata di bianco e lenzuola bianche al cui interno giacciono malati. Rimango sulla porta ad osservare un lungo corridoio  dove passeggiano uno o due preti in tonaca nera. 

Chiedo loro di Monsignore e quando lui compare gli chiedo se la sera fanno il corso. 

Monsignore mi dice che sì il corso c'è e si terrà  alle quattro del pomeriggio. “Parleremo del figlio!” dice.

Manca solo un quarto d'ora alle quattro e sono senza auto; dovrò tornare con la macchina di mia madre. Sto pensando se partecipare o meno e se faccio in tempo.


Martedì 24 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini





martedì 23 dicembre 2025

Il Palazzo


Sto correndo appresso alla mia collega sul ghiaino che mi dà fastidio sotto la pianta dei piedi nudi. Vorrei librarmi in volo, ma continuo a camminare nonostante il dolore. Finalmente raggiungo i gradini che conducono al portone del palazzo. Entrata nell'androne,  percorro la prima rampa di scale quando il custode mi ferma.

“Mi manda il mio assessore…” mi giustifico. “La mia collega è appena entrata!”. Ma per quanto mi sforzi per spiegarmi, lui non vuole sentire ragioni e mi fa scendere, nel mentre vedo due tizi entrare dal portone d'ingresso: un ragazzino di circa 11 anni e un giovane adulto, entrambi dai capelli rossi. Penso a quanta responsabilità debba avere un custode di Palazzo a chi far entrare e a chi impedire l'ingresso. Potrebbero essere delinquenti o terroristi. Nel frattempo vedo sopraggiungere, sul balcone sovrastante, la mia collega, comparire di fretta da destra verso sinistra.

“Sonia, ti posso dare una mano?” le chiedo.

Si sofferma un attimo e, con un sorriso beffardo, scuote la testa e mi dice di no. Perplessa, rimango per un po’ interdetta e poi giro i tacchi e me ne vado di fretta, perché mi sono rotta le scatole.


Martedì 23 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini 

lunedì 22 dicembre 2025

Il profumo


Sto riempiendo una piccola boccetta di profumo e la porgo all’uomo in piedi alla mia sinistra. Tenendola fra l'indice e il pollice della mano sinistra, la alza contro luce per verificare il livello del colore dorato che si illumina. Non so che ruolo io abbia in questa situazione, ma non appena metto via o faccio portare via il contenitore a forma di gabbia, noto che sul fondo è rimasta un'unica boccetta di profumo dimenticata, simile alla classica boccetta di Guerlain con il tappino a forma di tetto spiovente.

"Ferma, un attimo…” dico rivolgendomi alla donna appena sopraggiunta per portare via la gabbia-contenitore. 

Recupero la boccetta mignon da circa 10 o 15 ml, la tengo fra il pollice e l'indice della mano sinistra, la stappo e aspiro l'odore del.liquido dorato. Sa di Chanel n. 5, un profumo talcato con un sentore pungente. L'uomo mi confessa che è il profumo che avrebbe scelto la moglie, in piedi alla mia destra, silenziosa, la testa abbassata, le mani sul grembo.

“SÌ, era questo il profumo che voleva, lo aveva visto in una pubblicità…”, dice l'uomo.

Nella boccetta c'è un frammento di qualcosa scivolato dentro. Vengo a sapere che è stato riaperto il caso.

Andando a ritroso mi vedo scivolare lungo  una strada in discesa che si estende all'orizzonte a gran velocità, non so con quale mezzo. E poi  intenta a scrivere qualcosa, un tema letterario, un racconto, o piuttosto un riassunto sullo stile di Jane Austen. È mia madre che mi ha dato questo compito. Non sono a capo di niente quando dice che il tempo per la consegna delle composizioni è quasi finito. Ma ho con me gli auricolari e i testi dei libri da recensire, così leggo e ascolto alcuni brani senza farmi vedere.


Lunedì 22 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini

domenica 21 dicembre 2025

La piazza


Ma dove sei?” domanda al cellulare Carla, la mia ex insegnante di scrittura creativa.

“Mah… sono in una piazza” azzardo mentre mi guardo attorno.

Davanti a me si apre uno spazio racchiuso fra due strade a scorrimento veloce. Una piccola piazza, con pini, aiuole e panchine, di cui non conosco il nome. Non è la mia città. 

Cerco qualche punto di riferimento che possa dare a Carla maggiori indicazioni. Mi sposto sul marciapiede della piazza antistante una delle due strade dove scorrono auto e altri mezzi rumorosi. Ferma sul cordolo, il cellulare all'orecchio, guardo di fronte a me, vedo la porta di un locale privo di insegna, probabilmente è un ristorante o una trattoria.

“Non so dove sono!”. Più avanti, pochi metri a sinistra c'è una intersezione con un'altra via priva di segnaletica. 

In alto, dalla parete che fa angolo, sporge l'ultima o la prima lettera di un'insegna luminosa a lettere singole. È stondata e rossa.

“Ahh… sono alla Coop!” le rivelò alla fine anche se non conosco la via.

Lei lo sa, ha capito e poco dopo ecco che arriva e si accosta all'angolo del  marciapiede di fronte alla Coop, troppo radente al muro. Faccio per salire dalla parte del passeggero, nel mentre sopraggiunge una ragazzina proveniente dal locale privo di insegna.

“Salite dietro…dall'altra parte!”, ci ordina Carla.


Domenica 21 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini


sabato 13 dicembre 2025

IL MONOPATTINO


A bordo di un monopattino, sto percorrendo una strada fuori città che costeggia la campagna su ambo i lati. 

Il manto stradale è asfaltato e cosi accelero premendo un tasto sul manubrio sinistro. Viaggio dolcemente e senza pensieri. Ogni tanto rallento, premendo il tasto del freno sul manubrio destro, quando  l'asfalto è rotto e in presenza di buche che scanso con facilità. Proseguo così per un po’, per fermarmi in una strada di campagna ad una Fontanella d'acqua per fare rifornimento.

Mi si accosta un bambino curioso di circa 8 o 9 anni. Vuole sapere cosa faccio. Gli confesso che il monopattino va ad acqua e che devo riempire il serbatoio.

Prendo a togliere strato dopo strato ogni cosa che era all'interno del monopattino e li appoggio sul muretto sovrastante la fontanella stando attenta ad impilare una sull'altra tutte le cose estratte per non farle cadere e cercare poi  il motore e la tanica. 

Mi ritrovo poi all'interno di una casa di campagna, probabilmente la casa del bambino, dove una donna anziana seduta di fronte a me, sicuramente la nonna, mi mostra i muri interni della casa che sono bianchi, bianchissimi e molto spessi. Mentre me li mostra e descrive mi avvicino a una parte e la tocco col palmo della mano sinistra quasi per constatarne la consistenza.

Ho poi la sensazione di avermi lasciato qualcosa alle spalle, dato che ogni tanto semino  gli oggetti ovunque,

Ah… il motore del monopattino… ho viaggiato senza motore!?

Mi accompagna il bambino, suggerisce la nonna, a bordo della sua bicicletta, io lo seguo a bordo del mio monopattino per tutto il percorso fino alla fontanella.

Sabato 13 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini


lunedì 1 dicembre 2025

Vinile


Sono a casa di una famiglia albanese. Una vecchia mi porge un vinile sporco, mi chiede di lavarlo. 

Vado in bagno, lo lavo sotto l'acqua corrente e un po' di sapone liquido. Non ho niente con cui asciugarlo. 

Così mentre mi avvicino in cucina, varcata la porta fra una stanza e l’altra, vedo in un angolo della cucina alcuni canovacci colorati appesi ad un gancio, come si trovano in tutte le case. 

A quella vista sarei tentata di far notare a mio marito dove anche loro tengono gli stracci per asciugare i piatti.  A  mio marito non piacciono, vorrebbe li tenessi in un cassetto o agganciati all'interno dell'anta della cucina, sotto il lavabo, e non in vista. È nella realtà della veglia che non gli piacciono, ed è sempre quando è arrabbiato che li vede, altrimenti non ci fa caso. 

Vorrei proprio trascinarlo lì per farglieli vedere, quei canovacci appesi.

Ne stacco uno e prendo ad asciugare il disco. Però è peggio di prima, ci sono  macchie di olio tonde sulla superficie, indelebili.  Torno nella stanza e  porgo il disco alla vecchia. Lei lo mette sul piatto,  abbassa il braccio e la puntina si adagia sul solco producendo un fruscio che dura qualche secondo. Segue poi una musica  e una voce di donna che canta.  

Mi sembra di sentire qualche altra voce, qualche altro suono di sottofondo un po’ inquietante e non so se il disco è rovinato.


Lunedì 1 dicembre 2025

©️ Marzia Pasticcini