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Visualizzazione post con etichetta Georges Simenon. Mostra tutti i post
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domenica 17 marzo 2013

La camera azzurra


È arrivato il turno del terzo libro di Simenon: “La camera azzurra”. Un romanzo perfetto che ha contribuito alla Simenonite, contratta di recente e spero mi abbia lasciato sufficienti anticorpi letterari.
Seppur non originale come tema, la tecnica dell'autore nel disseminare informazioni con salti temporali a partire da flashback al momento presente della narrazione da parte del protagonista è sufficiente a spingere ad una lettura senza sosta, per vedere se i sospetti del lettore trovano conferma.
In sole 153 pagine, vediamo che pagina 1 è già successo molto e a pag. 51 è già accaduto tutto.
Tony vive una vita banale senza grandi scosse emotive. È sposato con Gisèle, una casalinga tranquille e ordinaria. Hanno una bambina: Marianne. Apparentemente una vita perfetta: ha una casa, un lavoro, una moglie Gisèle che ama e una figlia che lo fanno sentire sicuro e tranquillo.
Ma qualcosa manca nella sua vita: l'emozione che trova tra le braccia di Andrée, ex compagna di classe con la quale inizia una storia passionale che si consuma nella camera azzurra di un albergo del centro gestito dal fratello.
A complicare le cose c'è il fatto che anche Andrée è sposata, e Tony pian piano inizia a mentire, a complicarsi la vita per organizzare gli incontri clandestini con l'ansia di venire scoperto.
L'ambiente in cui vivono, non è di poco conto: la provincia francese dove tutti sanno tutto di tutti anche se fingono di non sapere.
Tony, preso dalla passione, non riesce a rendersi conto che Andrée è un'amante ossessiva che non rinuncia facilmente al progetto di una vita futura insieme. Quando se ne rende conto, è già troppo tardi, Tony vorrebbe troncare la relazione, ma Andrée ha decisamente altri propositi.

© Marzia Pasticcini
Certaldo, 17 marzo 2013

mercoledì 27 febbraio 2013

Effimera felicità


Il Treno è il secondo romanzo di Georges Simenon che leggo. In una parola: bellissimo. Descrive la Storia che irrompe nella vita di gente comune, senza chiedere loro il permesso.
Il protagonista è Marcel Féron, un artigiano, riparatore di radio, il cui laboratorio occupa il piano terra del medesimo stabile dove vive con la famiglia – una moglie al settimo mese e mezzo di gravidanza e una figlioletta di appena quattro anni.
È il mese di maggio del 1940, i nazisti sono alle porte, minacciano i confini della Francia. Féron, come molti suoi compaesani, è costretto ad abbandonare la sua casa per mettersi in salvo con tutta la famiglia.
Sovraccarico di bagagli si dirige alla stazione dove prenderà d'assalto uno dei pochi treni ancora disponibili dopo che un ordine di evacuazione ha incalzato molti dei suoi compaesani a partire senza una destinazione precisa, se non mettersi in salvo sciamando verso sud con destinazione La Rochelle.
Costretto a viaggiare su un carro bestiame in compagnia di altri profughi che, come lui, il destino ha fatto deragliare dalla quotidianità, viene separato dalla moglie e dalla figlioletta che viaggiavano in un altro convoglio.
Durante il tragitto, il treno sosta più volte come abbandonato in mezzo alla campagna, subisce un bombardamento areo tedesco, viene più volte smembrato: il convoglio dove viaggiavano la moglie e la figlioletta è stato staccato dal treno, durante la notte e diretto in tutt'altra destinazione.
Sempre di notte, nella promiscuità dello spazio angusto, in mezzo a compaesani divenuti profughi, ogni convenzione sociale viene abbandonata e si consumano bisogni fisiologici e rapporti carnali.
Quando Marcel incontra la bella sconosciuta, nel suo stesso convoglio, non ci sono che sguardi tra loro ed è come se la sua famiglia fosse stata risucchiata nell'oblio.
Un po’ alla volta, senza che si siano raccontati le reciproche storie, i due diventano inseparabili, finché, durante la prima notte che passano l’uno accanto all’altra sulla paglia ammucchiata per terra, confusi fra altri corpi sconosciuti, accade l'immaginabile per Marcel, un tipo timido, mediocre e pudico. Da perfetti sconosciuti fino a poche ore prima, che ignoravano l'esistenza l'uno dell'altra danno inizio ad una passione amorosa senza limiti, una sorta di deragliamento emotivo che gli isola dal resto del mondo (l’occupazione tedesca, i convogli di sfollati, il centro di accoglienza che li ospita insieme ad altre decine di profughi), serrati in un universo tutto loro fatto di desiderio, di passione erotica, disperazione ed effimera felicità.
Per poche settimane sfuggono alla routine immersi in una bolla di amore e di passione erotica senza freni come solo può accadere quando si è in guerra: «Vivevamo un tempo di attesa, fuori dallo spazio, e io divoravo quei giorni e quelle notti con ingordigia».
Marcel nel suo diario confessione scrive: «Ero ingordo di tutto, dello spettacolo mutevole del porto e del mare, dei barconi da pesca di diversi colori che salpavano in fila indiana con l’alta marea, del pesce che veniva sbarcato nelle ceste o nelle cassette, della folla nelle strade, dei diversi aspetti del campo e della stazione».
«Ero ancora più affamato di Anna», racconta Marcel, «e, per la prima volta, nella mia vita non mi vergognavo dei miei desideri sessuali. Anzi, con lei era diventato un gioco che mi sembrava assolutamente puro. Ne parlavamo con gioia, con candore, inventando tutto un codice, adottando un certo numero di segnali che ci permettevano, in pubblico, di comunicarci i pensieri segreti».

© Marzia Pasticcini
Certaldo, 27 febbraio 2013

lunedì 28 gennaio 2013

Sprofondare insieme fino all'estremo limite dell'abisso

I complici è il primo romanzo di Georges Simenon che leggo e mi dispiace non averlo scoperto prima, tanto ero condizionata dall'immagine televisiva del Commissario Maigret. Ma i romanzi con i commissari non mi stimolano più di tanto, non mi sono mai piaciuti molto. Anche se per qualcuno, quella che sto per dire sarà una sottigliezza – una questione di lingua o di colore (intendo il colore giallo o nero della copertina) – per me non lo è affatto: alla ricostruzione dei fatti, ho sempre preferito l'atmosfera noir dei momenti che precedono la tragedia. Una tragedia inaspettata che accade e travolge la vita e il destino di persone normali che vivono una vita ordinaria senza alti né bassi, ignari del fatto che stanno per attraversare una soglia. Una soglia che li condurrà inevitabilmente verso un baratro. E quando poi se ne accorgeranno, sono ben oltre, in caduta libera nell'abisso.
E in caduta libera è Joseph Lambert, il protagonista, dalla coscienza sporca che tenta di nascondere pure a se stesso l'incubo e il senso di colpa che lo tormenta.
Joseph Lambert è un imprenditore, un borghese di provincia, stanco della moglie e un gran donnaiolo, ha una relazione con la sua segretaria-amante: Edmonde Pampin, diventata sua complice dalla sera in cui, guidando a zig zag con la mano destra fra le cosce di lei, sente dietro di se il clacson di un pullman che sta riportando a Parigi i bambini di una colonia estiva. Lui – con l'auto piazzata in mezzo alla carreggiata, sotto la pioggia sferzante – sterza cercando di raddrizzare la Citroen, ma non ci riesce, l'asfalto è scivoloso. Il pullman che procede a gran velocità riesce a passare lo stesso.
I due non si voltano, nella loro freddezza vanno avanti, non si fermano,neppure quando lo specchietto retrovisore rimanda la scena del pullman che si schianta contro un muro in un rogo mostruoso.
Edmonde rappresenta per Joseph la via di fuga dalla sua quotidianità.
Il rapporto di intimità instaurato tra loro non è dato solo dal piacere carnale, fisico, immediato. Joseph crede di aver trovato nella ragazza "ciò che aveva sempre cercato per tutta la vita” e che nessuno, né la famiglia, né la moglie Nicole, gli aveva mai dato.
"Il gioco segreto tra i due aveva le sue regole, i suoi segnali, i suoi riti consacrati”.
Dice il narratore: "Non erano innamorati,ma solamente complici in un mondo diverso, e quel mondo assomigliava più a quello dell’infanzia che non a un mondo maledetto”.
Con lei desidera sprofondare fino all'estremo limite dell'abisso, ha fame di lei, del suo sesso e delle fasi misteriose del suo piacere (p 129), gli resta solo questo, quello che era un loro diritto, prendere il volo, saltare in un'altra dimensione (p 132).

© Marzia Pasticcini
Certaldo, 28 gennaio 2013