Cookies' Blog

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giovedì 14 aprile 2022

Riccardo Bertoli nel giardino

Pisa, entro nell'appartamento di Riccardo Bertoli. Apro la porta, ma sento la voce di una ragazza. Esco di fretta, giro l'angolo della casa nel giardino fino a trovarmi in un punto senza uscita.  Faccio il percorso a ritroso. Il fratello legge un libro in un garage. Lui arrivia dietro, gli sguardi si incrociano. Lui non mi riconosce. Io scappo librandomi in aria volando.

14 aprile 2022

domenica 16 maggio 2021


Sogno lucido con stabilizzazione della scena


ANTEFATTO NELLO STATO DI VEGLIA


Stamattina presto mi alzo per andare in bagno, poi preparo una tisana di acqua e limone con un po' di miele.

Saranno state le 7 quando Andrea mi chiede un caffè, al che mi rifiuto di farlo perché voglio per prima cosa bermi la tisana.

Torno a letto e mi addormento.

Qualche ora più tardi, Camilla e Andrea si alzano, li sento tra il dormiveglia che armeggiano in cucina per preparare il caffè e la colazione.

Decido di alzarmi anche io, anche se controvoglia, perché il desiderio di caffè si fa sentire, ma ho ancora molto sonno.

Mi giro nel letto e cambio posizione.


STATO IPNAGOGICO

Li sento discutere se prendere prima caffè o fare colazione. Penso di prendere il caffè e finalmente mi decido ad alzarmi.


RISVEGLIO NELLO STATO DI SOGNO LUCIDO

Mi alzo, guardo fuori dalla finestra. È una giornata di sole. Il cielo è azzurro e i riflessi del sole scintillano sulle increspature del mare blu.

Un galeone sta entrando in porto, le vele innalzate. Lo seguo con lo sguardo mentre si fa strada verso di me, seguito da presso da una nave di epoca contemporanea.

Corro in cucina gridando a Camilla e Andrea di guardare fuori. Torno a guardare la scena: lo scintillare del sole dorato, il galeone che avanza seguito dalla nave che è entrata completamente nel mio campo visivo.

Giro lo sguardo verso l'altra finestra del nostro appartamento situato in una mansarda che si affaccia sui tetti di Siena.

Sotto di me, perfettamente schierate, come su un pendio, piccole casette rosse dal tetto spiovente, come uscite fuori da un film di Hayao Miyazaki.

"Sto sognando...

Stiamo sognando, STIAMO TUTTI SOGNANDO!", vado gridando, trascinando Andrea e Camilla verso le finestre.

"STIAMO SOGNANDO TUTTI!" grido al massimo della voce, mentre continuo a trascinare Andrea per farlo guardare fuori, mentre Camilla, impegnata in cucina, volta lo sguardo, sorpresa verso di me senza abbandonare la sua postazione.

"Sèh..., sogna lei" cerca di sminuire la cosa Andrea.

"Ma come… queste casette rosse, questi tettucci, il mare... il sole che rifulge tra le onde..." sto tentando di obiettare.

Giro di nuovo lo sguardo fuori e la scena non cambia: il galeone avanti, seguito dalla nave moderna e le casette rosse sul tetto sottostante, ma lui non mi crede.

Mi precipito fuori dall'appartamento per cercare una conferma alle mie sensazioni, Devo trovare qualcosa, una pubblicazione di qualsiasi genere, in stampa o su internet che confermi o smentisca la presenza del mare nella città in cui abito. Mi ritrovo in un luogo pubblico, dove è in corso una mostra. Il curatore illustra l'evento con una proprietà di linguaggio tale da sembrare impossibile si tratti di un sogno; cerco così di memorizzare quanto più possibile del suo discorso. Mentre mi avvio verso il mio appartamento, presa dalla frenesia, quasi travolgo due signore sedute su una panchina in un corridoio del palazzo. Inciampo sui loro piedi e caldo a terra. Mi rialzo scusandomi e corro verso il mio appartamento.

La porta è aperta e due ragazzini guardano dei cartoncini Bristol su uno scaffale del mio appartamento. Chiedo loro cosa facciano lì e cosa intendono fare, mi rispondono che hanno bisogno di un cartoncino per un disegno che devono presentare a scuola.

Su quello che hanno già in mano sono annotati alcuni numeri di telefono e il mio mome e indirizzo. Mi scuso con loro dispiaciuta e me lo riprendo.

Scendo con Camilla in un corridoio affollato come il sottopasso della stazione di Firenze. Davanti a un negozio un gattino tigrato appena nato muove i primi passi a piccoli balzi come un cerbiatto. Non osiamo avvicinarci dato che la mamma gatta acquattata in un angolo non lo perde di vista mentre il cucciolo appare e scompare tra i piedi dei passanti. 

La scena scompare e mi ritrovo nel letto.


RISVEGLIO

Dalla cucina Il gorgoglio della moka e l'aroma del caffè che Camilla ha appena fatto mi sorprendono nel letto.

Era davvero un sogno lucido e ho perso

tempo per cercare di convincere gli altri.


©️ Marzia Pasticcini

Domenica, 16 maggio 2021


domenica 26 aprile 2020

La multa


L'autobus arrivato all'altezza dell'Y sta per curvare a sinistra in via lenzoni, quando mi accorgo di non avere preso lo zaino. Sono le 7, non faccio in tempo a prendere il treno delle 7:13 perché devo passare da casa. Chiedo all'autista di farmi i scendere. Lui apre le porte. Sono fuori, L'autista ha imboccato la curva e sta per fare manovra,  ma ho lasciato su la maglia. Busso e con forza sulla carrozzeria del mezzo, cerco di attirare l'attenzione dei Passeggeri che siedono accanto e dietro l'autista. Mimo loro che ho lasciato la maglia. L'autista si ferma e mi getta la maglia dal finestrino.

Mi in cammino verso casa. Ho tempo sufficiente per prendere l'altro treno, ai piedi ho i pattini.

Prendo lo zaino, una o due penne, metto dentro il quadernone e sono all'università. In classe sono accanto a un ragazzo. Ne arriva un altro e il posto a sedere si restringe.

Sono seduta sulla panca con la gamba sinistra fuori dalla seduta e appoggiata a terra.

L'insegnante chiede se abbiamo fatto il saggio. Il ragazzo accanto a me lo consegna. Io ho dimenticato di farlo. L'insegnante non può fare a meno di farmi una multa.

Tornata a casa e sfogliando il quadernone, mi rendo conto che il lavoro lo avevo fatto: una poesia scritta col pennarello rosso. Me ne ero completamente dimenticata a scuola, aprendo e chiudenso il quaderno ad anelli che cercavo di mettere a posto, allineando al bordo superiore alcune pagine di un quaderno piccolo con sopra scritta una composizione con nome: ....

Cerco il numero di telefono di Francesco, il ragazzo che studia con me, per dirglielo. Trovo anche il suo profilo su Facebook.

Dimentico tutto: programmi, orari. Non porto i libri giusti a lezione perché lavoro e frequento ancora l'ultimo anno delle superiori.

Albergo: sul tavolo illuminato Cerco di scrivere questo episodio sotto firma di racconto;  ne scrivo due righe, spengo la luce. 

Mi allontano per fare pipì. C'e un uomo in mezzo alla sala. Abbasso i pantaloni, faccio pipì. Li tiro su in malo modo e di fretta, il cavallo mi arriva alle ginocchia. Tiro giù la maglia e vado nella sala, all'ingresso per vedere se ritrovo la bottiglia di vino rosso che tenevo in mano quando sono entrata.

26 aprile 2020


giovedì 2 aprile 2020

Cristalli di ghiaccio


Scoppia un temporale, forte raffiche di vento spazzolano via la grande terrazza. Vola via l'ombrellone che si va a incastrare negli spazi della ringhiera. Corro fuori per tentare di riprenderlo, ma il vento lo spinge contro la ringhiera senza farlo cadere, è come vi fosse appiccicato. Non abbiamo neppure tolto le sedie.

Piovono grossi cristalli di ghiaccio, dei prismi lunghi dai 5 ai 10 cm di lunghezza. Cerco di riordinare le cose e in un certo modo ma devo continuamente aggiustare le cose.

2 aprile 2020


©️ Marzia Pasticcini

mercoledì 1 aprile 2020

Levitare sul crinale sospeso

Il crinale si estende all'orizzonte. Vedo il paesaggio lontano, bellissimo e illuminato. Lo percorro come su una trave con le braccia aperte in equilibrio, come se fossi su un filo teso con il vuoto laterale.

È una strada sospesa, a sinistra e a destra il vuoto, strada sterrata, ciuffi d'erba, sassi, una piccola scarpata e poi il vuoto e il cielo blu.

Perdo l'equilibrio e cado, rimanendo però sempre in piedi sui sassi verso sinistra. Ma facendo dei piccoli balzi in punta di piedi, riesco a sollevarmi un po', come i palloncini che, se colpiti, si muovono verso l'alto invece di cadere a terra.

1 Aprile 2020


venerdì 17 agosto 2018

La vetrina

In piedi di fronte all’angolo edicola del bar tabacchi, noto, in un punto a sinistra dell’espositore delle riviste, un pacchetto di fiammiferi che subito intasco.Ora mi occorrono le sigarette.Ne ho una accesa e il barista-tabaccaio mi mostra un pacchetto di Moore.

Le rifiuto, non so bene quali prendere, non ne ricordo nemmeno il nome.

Penso di prendere quelle bianche, sottili che, ecco, dall’esterno del bar dove è l’edicola e i tabacchi, l’uomo si sposta verso l’interno, dietro al bancone per servire un cliente.

Mi addentro con la sigaretta accesa che un cliente mi fa notare.

Io protesto perché è il barista che mi fa aspettare, stava servendo me.

Mi scappa la pipì.

Vado nel salone interno, apro la porta del bagno, la richiudo e appendo le due borse a un chiodo sulla parete di fronte al cesso.

Mi accorgo che anche quella è una porta, senza chiusura, con il pannello centrale verticale in vetro trasparente.

Solamente le borse mi celano un po’ alla vista.

Mi sposto a destra. La potrei fare nel bidè che sta di fronte a un muro.

Ma chi se ne frega. Mi scappa troppo forte, mi fa male la vescica.

La faccio nel vaso, tanto non entra nessuno.

Uno scroscio infinito, mi scappa ancora nonostante l’abbia già fatta.

Poi mi rendo conto di essermi seduta sul vaso.

Mi alzo ed esco.

Davanti a me una struttura in ferro battuto si estende in altezza. È una piantana con dei pendenti in vari punti che sembrano orecchini. Quanto sono belli, sono diversi l’uno dall’altro, in pietre e argento. Ne formo due coppie che stacco dalla struttura. Ne prendo altri due spaiati, ma bellissimi. È sufficiente mettere i gancetti a esse e sono dei bellissimi orecchini.

Mi sposto verso l’interno e vedo una vetrina.

Mi metto a rovistare.

Vedo alcuni boccettini di profumo, scatoline contenenti monete e carta moneta antiche e in valuta estera.

La mia curiosità aumenta via via che scopro altre scatole, altri fogli che non riesco a mettere a posto perché presa dalla frenesia.

Apro le ante sottostanti, mi sembra di essere in un sogno.

Riviste in lingua tedesca, mi sembra di intravedere il libro Grund Kurs Deutsch. È di qualcuno che abita qui.

Mi pento di avere preso i pendenti che restituisco mettendoli sul ripiano superiore.

Rientro nel salone.

Una ragazza entra, uscendo da un’altra porta.

Indossa una vestaglia celeste, ha un accento tedesco, dice di lavorare lì.

È la proprietaria, ha una bambina e non sempre è nel bar, ci va quando ha sistemato tutto.

©️ Marzia Pasticcini

(17 agosto 2018)

giovedì 25 febbraio 2016

Museo con scogliera

 

Museo con scogliera


Sono senza borsa dentro a un museo a Siena. Un museo bello ma tetro e gotico: reperti archeologici e scaffali e cassetti in legno testa di moro.

In fondo al museo noto una scalinata scolpita nel tufo, fatta a torciglione più che a chiocciola, e molto ripida.


Scende una famiglia di inglesi: bambina, mamma con piccolo e babbo, tutti vestiti di bianco.

"Hello!" dico io.

"Hello!" rispondono loro.


Aspetto che esca il babbo perché c'è spazio solo in una direzione per una persona sola per volta.

Non appena il cunicolo è libero prendo a salire con fatica.

In alto L'apertura è stretta, un po' più larga della circonferenza della testa e di forma ovale. Occorre mettersi di profilo per non rimanere incastrati con le spalle.

Emergo in superficie e mi trovo agli antipodi, dall'altra parte del mondo.


Rocce, scogliera al di sotto della quale si aprono vasche naturali scolpite nella roccia di tufo, colme d'acqua calcarea o solfurea azzurra.

Mi siedo sulla roccia e contemplo quella meraviglia inaspettata.

Scopro che non occorre prendere la macchina o altro mezzo, il passaggio più veloce e all'interno del museo.


Voglio condividere quella meraviglia con i miei che cerco di persuadere a venire presto perché chiudono il museo, o meglio, l'accesso alla scogliera.

Insisto perché mi facciano passare, aspetto delle persone che vengono direttamente da Milano.

Chiedo loro di chiudermi nel museo. Acconsentono, anche se malvolentieri.


Non appena uscita dal museo, trovo il cancello chiuso, ma è solo accostato. Lo spingo con la mano, si apre.

Vedo una custode dentro lo sgabuzzino. Voglio fare una sorpresa ai miei, magari registro e ne parlo a Daniela.


©️ Marzia Pasticcini

(giovedì 25 febbraio 2016)