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sabato 29 dicembre 2012

La mandorla più bella del mondo


Nell’antica civiltà araba, lontana da dogmi religiosi, godere e procurare godimento era un dovere del credente. Questo riscopre Badra, dopo essere fuggita da casa, da un paesino dell’entroterra marocchino, e dalle umiliazioni costretta a subire per la mancata gravidanza. Una fuga meditata per cinque lunghi anni, dopo essere stata data in sposa ad un uomo più vecchio di lei, un ricco e rispettabile notaio di quaranta anni, quando lei invece ne aveva solamente diciassette e gli unici valori che le venivano riconosciuti erano la sua verginità e la sua capacità riproduttiva.
A Tangeri Badra scopre, la libertà, la libertà di essere se stessa, di amare e di provare piacere. Il riscatto però viene dalla parola scritta. Badra inizia a scrivere la propria storia, crede nella letteratura come arma fatale, capace di riconnettere i fili spezzati tra il corpo e l’anima, tra un individuo e l’altro, tra le donne e il sesso, tra l’amore e il piacere erotico loro negato da una tradizione integralista. La scrittura le dà la libertà di riconciliarsi con se stessa, ripercorrere le fasi della sua vita. di rompere i lacci che la tenevano segregata in uno stato di inconsapevolezza di sé e di alienazione dal suo corpo e dalle sue emozioni.
Dal desiderio che nella vagina le crescessero dei rovi così che il marito “si sarebbe scorticato l’attrezzo, e avrebbe smesso di entrarci”, dal suo proposito, la prima notte di nozze di “restare immobile. Non gemere. Non vomitare. Non provare niente. Morire”, a Tangeri, Badra inizia la sua vera educazione sentimentale ed erotica. Qui impara ad avere cura della sua mandorla, così che il proprio uomo “deve desiderare di piantarci dentro i denti, prima di infilarci qualcos’altro”, come le dice la zia Selma nel bagno turco.
Stufa di essere sottomessa al suo sposo al quale non era riuscita di dare un figlio, e intollerante del libertinismo più sfrenato di Driss, l'amante infedele che ama alla follia, la protagonista si darà alla vita più dissoluta come atto di ribellione.
Badra, denunciando l'egoismo degli uomini, si fa così portavoce di tante donne arabe e dell'autrice stessa, che protetta dall'anonimato, ha deciso di violare il silenzio sulla vita matrimoniale e sessuale delle donne arabe attraverso un racconto erotico che è soprattutto un coraggioso atto politico.

Certaldo, 23 dicembre 2012
© Marzia Pasticcini

mercoledì 5 dicembre 2012

La risposta araba alle cinquanta sfumature

La storia è il viaggio iniziatico di Leila, che con l’aiuto della zia Zobida, una vedova di mezza età, guaritrice e dalla doppia vita, fugge dal villaggio nativo, dopo aver rischiato di essere ripudiata dal marito e dalla famiglia di lui perché, la prima notte di nozze,  l’imene non ha sanguinato. L’inesperienza del marito e la tensione e la paura della ragazza hanno contribuito affinché la "gatta" o  la “mandorla” della ragazza non si aprisse.
La zia ha una storia sessuale segreta e decide di “istruire” la ragazza lontano dall’ambiente severo e bigotto del villaggio,  rivelando ai suoi familiari che la ragazza non  può essere penetrata a causa di un incantesimo fatto fare dalla madre della ragazza, ora defunta. Una fattucchiera ha “sigillato” l’imene di Leila, che ora può essere riaperto solo da quella stessa maga. Durante il tragitto attraverso il deserto africano e di villaggio in villaggio. Leila verrà iniziata ai piaceri del sesso.
Durante il viaggio Leila incontrerà altre donne e l'ascolto dei loro racconti, delle loro storie di dolore, romperà la solitudine e il divario tra le loro esperienze individuali. Recidendo i legami con il passato e le tradizioni imposte dalla religione imperante, la giovane Leila riuscirà  a dare un senso alla sua vita e a formarsi come persona e come donna.
L'autrice, di cui si ignora, volutamente, l'identità, tenta magistralmente di riannodare i fili con le tradizioni dell'antica civiltà araba felice e sensuale. La traversata dei sensi è un racconto erotico, dolce e coinvolgente, un atto di coraggio, di ribellione e libertà, per ridare alle donne una voce ancora oggi negata.

Certaldo, 5 dicembre 2012
Marzia Pasticcini