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venerdì 5 maggio 2023

LA BAMBINA, LA MAMMA E LE QUATTRO TIBETANE

In vacanza con Andrea pernottiamo in una struttura che ricorda vagamente un ostello.

È notte, sto attraversando un vasto corridoio quando nel voltarmi noto una bambina piccola, scalza, un vestitino di maglina sbracciato e molto corto che lascia scoperte le gambine. Avanza piagnucolando, chiamando la mamma con le braccine tese in alto per farsi prendere in collo.

La tiro su e lei mi si avvinghia al collo e alla vita e mi stringe forte.

Nella stanza attigua: un dormitorio avvolto nell'oscurità, tra il dormiveglia delle sagome supine, una non si muove. È avvolta in una coperta come un sudario. Tra i fruscii delle coperte, i rumori e i suoni di chi si è appena destato, si ode qualche voce soffusa.

"Eh... se la mamma è morta..." mi pare di sentire.

Mentre stringo a me quel soffice e caldo corpicino e muovo alcuni passi verso il centro della casa, ho come l'impulso improvviso a volerla adottare.

Con questo pensiero, avanzo verso l'interno di una stanza dove, quasi a formare un semicerchio, su un divano e due poltrone frontali, siedono quattro donne tibetane molto in là con gli anni, coi loro copricapo colorati e ampie variopinte mantelle.

Mi avvicino.

Avanzo verso la più anziana che siede sulla poltrona di destra, col corpo e con lo sguardo rivolti verso di me.

Stacco la bimba dall'abbraccio e gliela porgo, mentre la piccola, con lo sguardo rivolto ancora a me, si divincola piagnucolando e implorando il nome della mamma.

È in quel momento che sento che la cosa non mi appartiene, siamo in vacanza, non c'è ne possiamo occupare.

E un senso di colpa e la necessità del distacco si sovrappongono.

Gliela affido.

La vecchia tibetana accoglie la bimba tra le sue braccia e l'avvolge nella sua morbida, calda, ampia mantella. 

©️ Marzia Pasticcini 

5 maggio 2023