Ospite inatteso
Sono in una cucina molto grande e sto lavando ad un lavabo di pietra molto profondo; lo risciacquo e noto al tatto e con disagio che sul fondo è rimasta incollata una sostanza gelatinosa, si direbbero alghe sfatte. Faccio scorrere l'acqua, ma i resti sono difficili da mandare via del tutto, resta ancora della gelatina verdognola sul fondo e sulle pareti.
In quel mentre in casa mia è arrivata Silvia Manganelli che non ho potuto salutare poiché impegnata in questo lavoro; me ne rendo conto. Mi volto più volte a guardarla, senza salutarle, mentre sto riordinando la cucina con una certa ansia e lei sta parlando con altri che sono in casa e che l'hanno accolta con sorrisi, facendosi porgere il cappotto,
sensazione di fastidio al contatto di questa sostanza gelatinosa, disagio purché impreparata per un ospite inatteso.
Il capannone dell'usato
Andrea ha comprato un paio di scarpe usate di colore beige. Mi porta con sé a ritirarle. Appena arrivati sembra di essere in un capannone dismesso ad uso raccolta di cincaglierie, abiti e oggetti usati.
Una scatola di cartone con vari oggetti tra cui alcuni i libri attira la mia attenzione perché sono molto curiosa. Vorrei prendere qualcosa, i libri soprattutto, però mi limito a guardarli, maneggiarli e rimetterli a posto.
Al di sotto di uno scaffale, proprio sotto il bordo è fissato un oggetto rettangolare, potrebbe essere un iPad o un telefono. Andrea mi dissuade dal prenderlo perché la contrattazione e la prenotazione sono già state attivate, da qualcun altro, il prezzo fissato e la transazione effettuata. Fuori c'è molta gente che sta facendo la fila per poter entrare nel capannone.
La casa povera
Sulla soglia della porta d'ingresso di una casa al pian terreno, sono impilati e piegati panni, per lo più intimo: magliette e mutande che formano delle torrette di indumenti che quasi impediscono l'accesso alla casa.
Apriamo la porta, scavalcando la pila dei panni che poi ritiro e porto dentro la casa. Li ripongo in un paniere di plastica rosa che ricorda il panierino della scuola materna dove ci si metteva il pranzo.
Nell'angolo In fondo alla grande e unica stanza antistante la porta d'ingresso, è seduta sul pavimento, a gambe divaricate, una bambina piccola. Usando il diminutivo e il vezzeggiativo le chiedo: "dove li metto questi pannini? Perché nel guardarmi intorno, vedo che la casa è povera e non ci sono mobili contenitori.
Il ballo delle zie
Sono seduta con Andrea sul divano quando arrivano due donne con indosso vestiti da sera un po' strani e stravaganti dalla gonna molto svasata. Mi alzo e vado verso di loro e facciamo un balletto anch'io con indosso un abito dalla gonna svasato. Credo siano le sue zie da giovani.
Sabato 17 gennaio 2026
©️ Marzia Pasticcini
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